giovedì 3 gennaio 2013

Il Vangelo della salute del 06/01/2013

Andrea Mantegna, Adorazione dei Magi.
Solennità dell’Epifania del Signore.
Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.
Dal Vangelo secondo Matteo  (2,1-12). 
 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" ». 

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Parola del Signore.

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Da dove sono sbucati i Magi? Questi misteriosi personaggi compaiono improvvisamente nella Gerusalemme di duemila anni fa, attirando su di sé le attenzioni di tutti i notabile del luogo, soprattutto per la ragione di quella loro presenza: “Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.” Matteo non aveva motivo d’inventarsi questa loro comparsa, tanto paradossale. 1° paradosso: sono nella capitale della Giudea e vengono portati davanti al re, Erode il grande, perché cercano “il Re dei Giudei che è nato”. 2° paradosso: sono arrivati fin qui da paesi lontani seguendo una stella, rivelatrice di questo grande evento, la nascita del Re dei re e di tutti i popoli della terra, e i Giudei, pur sapendo tutto di lui, non si muovono nemmeno di un millimetro. I Magi sono venuti per un'unica ragione, adorarlo. Essi sono i primi di una lunga e interminabile schiera di uomini e donne, di ogni luogo, tempo e condizione umana, ad offrire il loro omaggio al Re dei re, al Figlio del Dio vivente, al Signore dell’universo. Dio si è fatto uomo non soltanto per i Giudei, ma per ogni uomo. Nell’ epifania viene annunciato e anticipato quello che Gesù realizzerà con la sua morte e risurrezione, cioè la salvezza universale: “quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Tutti coloro che cercano Dio, ora lo possono incontrare, perché si è fatto uomo come noi, uno di noi. Come dice S. Paolo, nella seconda lettura: “come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, … che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo” (Ef 3,3.6), oggi celebriamo questo mistero: la rivelazione del Figlio di Dio a tutti gli uomini. Dio arriva al cuore di tutti. Com’è possibile che superi tante chiusure e resistenze che gli opponiamo nel nostro cuore? Eppure succederà. Come i Magi misteriosamente sono arrivati fino alla grotta di Betlemme, seguendo la stella, così Dio raggiungerà il cuore di ogni uomo: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio(Lc 3,6). Noi invece “che già lo abbiamo conosciuto per la fede”, siamo invitati a “contemplare la grandezza della tua gloria”. Dice san Tommaso D’Aquino nell’ Adoro te devote, l’inno eucaristico da lui composto: “Quia te contemplas, totum deficit”, quando contemplo te tutto viene meno. Contemplare significa fissare il nostro cuore in Dio, vivo e presente a noi; vuol dire saper stare alla sua presenza, senza nascondersi, senza cercare una scappatoia, una via di fuga, avendo la forza di non sottrarsi al suo sguardo. Questo è l’orizzonte ultimo della nostra fede.  Non l’astenersi dal mangiar carne il venerdì, e neppure la falsa presunzione di avere una buona coscienza, che non ci rimprovera nulla.  La vita di comunione con Dio non è un privilegio per pochi, ma è offerto a tutti, perché Egli non fa preferenza di persone. la via più diretta per giungere a contemplare la gloria di Dio ce la indicano i Magi, i quali “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Come ha detto Benedetto XVI: “Nel contesto liturgico dell’Epifania si manifesta anche il mistero della Chiesa e la sua dimensione missionaria. Essa è chiamata a far risplendere nel mondo la luce di Cristo, riflettendola in se stessa come la luna riflette la luce del sole.” (Omelia Epifania 2006). Mi auguro che tutti siamo capaci di adorazione, per poi riflettere la luce della gloria del Figlio di Dio sul mondo.
Buona Epifania!
 don Marco Belladelli.

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