giovedì 10 gennaio 2013

Il Vangelo dalla salute del 13/01/2013

Domenico Ghirlandaio, Battesimo di Gesù, 1486.
Festa del Battesimo del Signore “C”.
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.
Dal Vangelo secondo Luca  (3,15-16.21-22).
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». 
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava
in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto». Parola del Signore.
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Con la festa del battesimo di Gesù si concludono le celebrazioni natalizie. Insieme con l’adorazione dei Magi e il miracolo di Cana, fa parte delle tre celebrazione in cui si articola la solennità dell’Epifania, nella quale il Natale si collega alla Pasqua, evento in cui il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio trova il suo compimento. L’immersione di Gesù nelle acque del Giordano è annuncio della Pasqua e segno della sua sepoltura e risurrezione. 
Pur non avendo peccato, Gesù nel battesimo si fa solidale con tutti i peccatori, riceve la pienezza dello Spirito Santo, necessario per compiere la sua missione, e la solenne attestazione del compiacimento divino per la sua disponibilità alla volontà divina.
Il brano di oggi riprende la testimonianza del Battista, il quale sa di non essere il Messia atteso ed è pure consapevole della diversità del suo ministero rispetto a quello di Gesù: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, … costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Il battesimo di acqua ha un valore penitenziale, mentre il battesimo nello Spirito Santo è l’innesto dell’uomo in Dio. Configurati ad immagine e somiglianza di Gesù, diventiamo veri figli di Dio. E’ lui quello che verrà “in Spirito Santo e fuoco” per purificare e santificare. Ha inizio la nuova creazione dell’uomo.
Si passa quindi ai vv. 21-22 dove si descrive ciò che è successo dopo il battesimo. Dalle immagini usate da Luca, come l’apertura del cielo, l’ “apparenza corporea” dello Spirito e la forma impersonale usata per la “voce dal cielo”, si capisce che si tratta di una teofania pubblica e non di qualcosa di esclusivo, che ha riguardato soltanto Gesù, come per gli altri due sinottici. Mentre egli era in preghiera, cioè durante una condizione di particolare comunione con Dio, molto cara al nostro Evangelista, si verificano due fenomeni strettamente collegati l’uno con l’altro: il segno visibile, che attesta la discesa dello Spirito Santo, e la voce celeste, che spiega e conferma il segno. La voce attesta la sua identità e il suo particolare rapporto con il Padre. Gesù non è uno dei tanti profeti, ma di “mio figlio”, cioè colui con il quale c’è un rapporto unico, che non ha eguali con nessun altro personaggio da me inviato in precedenza. Egli è il “prediletto”. L’effusione dello Spirito, rappresentata dall’apparizione corporea, come di colomba, che richiama il suo l’aleggiare primordiale all’inizio della creazione (cfr Gen 1,2), indica la solenne investitura per la missione da compiere. Gesù è il Figlio di Dio, presente in mezzo a noi, ha ricevuto lo Spirito, come annunciato da Isaia nei canti del servo di Jahwè (cfr cap. 42 e cap. 53), per avere la forza di compiere la sua missione fino in fondo, fino a donare la sua vita per la salvezza di tutti gli uomini.
Per vivere nell’umiltà e nella semplicità della nostra quotidianità una fedeltà a Dio eroica, cioè capace di rinnegare noi stessi, come ci è richiesta da Gesù nel Vangelo, anche noi abbiamo bisogno del dono dello Spirito Santo. Senza lo Spirito siamo come una campana rotta (cfr 1Cor 13,1 ss), richiamo confondere la fede con il moralismo e di cadere con facilità nel fariseismo. Buona Domenica!
don MARCO BELLADELLI.

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