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| Antonello da Messina, Salvator mundi, 1465 - Londra |
XIV Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Io sono mite e umile di cuore
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (11, 25-30)
In
quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto
queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre,
perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre
mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.
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Il brano evangelico della liturgia di oggi è la parte finale del capitolo 11 di Matteo, che inizia con la risposta di Gesù al Battista, che dal carcere gli manda a dire: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Dopo aver rassicurato il Precursore sulla sua messianicità, elencando i segni che accompagnano la sua predicazione, Gesù tesse il grande elogio del Profeta, come dell’uomo più grande che non sia mai nato, aggiungendo paradossalmente subito dopo, quasi contraddicendosi, che: “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (11,11). La celebrazione del Battista e l’esaltazione del “più piccolo” del regno dei cieli sono la premessa che ci aiuta a comprendere il senso della lode con cui si apre oggi il nostro brano evangelico.
Prima della preghiera al Padre, Gesù pronuncia un duro monito nei toni
e nei contenuti, un vero e proprio giudizio di condanna, contro coloro che pur
avendo ascoltato le sue parole e visto le sue opere non hanno accolto il regno
di Dio. Il biasimo è rivolto alle città della Galilea in cui ha svolto gran
parte del suo ministero, Corazìn, Betsaida e Cafarnao, e per evidenziare la gravità
del loro rifiuto, Gesù arriva a dire che di fronte a quei segni perfino Sodoma si
sarebbe convertita, città famosa per la sua perversione (cfr. Gen 19,1ss).
Quindi segue il brano evangelico proclamato oggi nella liturgia, nel
quale Gesù si abbandona ad un straordinario grido di giubilo al Padre “perché hai nascosto queste
cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”(v. 25). La cosa nascosta
agli uni e fatta conoscere agli altri è la rivelazione e la missione del Figlio,
opera di salvezza per tutta l’umanità scaturita dalla relazione di amore con il
Padre, mistero nascosto ai ‘sapienti’ e ai ‘dotti’ per la loro superbia, e rivelato invece ai ‘piccoli’ per la loro umiltà, prima
fra tutti la Vergine Maria. Per avere un’idea più precisa di chi siano questi “piccoli” (letteralmente: infanti)
dobbiamo ritornare al giudizio che Gesù ha dato di Giovanni Battista come
l’uomo più grande che non sia mai esistito, usandolo poi come termine di
paragone per esaltare “i piccoli”,
coloro
che nel regno dei cieli sono più grandi di
lui. Nella grandezza del Battista scopriamo la grandezza dei “piccoli" a cui sono state
rivelate le cose nascoste “ai dotti e ai sapienti”. Gesù gioisce con il Padre
perché tutto quello che Giovanni Battista aveva annunciato secondo la volontà
divina si è realizzato ed è stato accolto dai “piccoli” che andavano da lui per farsi battezzare, pronti a seguire
il Messia, secondo il volere del Padre. Gesù quindi loda il Padre perché nella
sua benevolenza continua a rivelarsi ai piccoli che accolgono il regno di Dio
con l’umiltà della fede, diversamente da coloro che, pur avendo ascoltato la
Parola di Gesù e visto i segni da lui compiuti, restano indifferenti e rifiutato
la salvezza offerta dal Signore, come hanno fatto gli abitanti delle città della
Galilea citate sopra. Dopo il grido di giubilo, segue ora il grido della
redenzione, nel quale Gesù invita a seguirlo con i suoi comandamenti che
liberano dall’oppressione del giogo della legge mosaica, manifestando una consapevolezza
di sé del tutto unica e straordinaria per la sua conoscenza di Dio Padre
perfettamente uguale a quella che il Padre ha di lui, in nome della reciproca
essenza divina. Come la presenza nascosta del Figlio di Dio nel grembo
verginale di Maria è stata la causa per partecipare il dono dello Spirito Santo
al Battista e ad Elisabetta (cfr Lc 1,41), così oggi la sua presenza attraverso
la Parola e i sacramenti rappresenta per i ‘piccoli’ del regno di Dio un
motivo di ristoro dalle loro stanchezze e dalle loro oppressioni. Gesù è
l’unico mediatore della verità divina e l’unico rivelatore di Dio presso gli
uomini. Il Signore ci chiama: “Venite a me!”, perché accoriamo a lui nell’Eucaristia per trovare
il ristoro dalle fatiche e dalle prove della vita, e ancor di più per
conformare il nostro cuore alla mitezza e all’umiltà del suo cuore, certi che
non ci deluderà (cfr. Rm 5,5). L’esperienza di fede cristiana deve realizzarsi
come un progetto di vita di libertà da ogni forma di schiavitù e di pienezza
della nostra umanità, trasformata dalla grazia di Dio, non in una serie
infinita di frustrazioni deludenti. Buona
Domenica!
don Marco Belladelli

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