venerdì 3 luglio 2026

Il Vangelo della salute del 05/07/2026

Antonello da Messina, Salvator mundi, 1465 - Londra 

XIV Domenica del Tempo Ordinario, “A”

Io sono mite e umile di cuore

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (11, 25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il

Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

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Il brano evangelico della liturgia di oggi è la parte finale del capitolo 11 di Matteo, che inizia con la risposta di Gesù al Battista, che dal carcere gli manda a dire: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Dopo aver rassicurato il Precursore sulla sua messianicità, elencando i segni che accompagnano la sua predicazione, Gesù tesse il grande elogio del Profeta, come dell’uomo più grande che non sia mai nato, aggiungendo paradossalmente subito dopo, quasi contraddicendosi, che: “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (11,11). La celebrazione del Battista e l’esaltazione del “più piccolo” del regno dei cieli sono la premessa che ci aiuta a comprendere il senso della lode con cui si apre oggi il nostro brano evangelico.

Prima della preghiera al Padre, Gesù pronuncia un duro monito nei toni e nei contenuti, un vero e proprio giudizio di condanna, contro coloro che pur avendo ascoltato le sue parole e visto le sue opere non hanno accolto il regno di Dio. Il biasimo è rivolto alle città della Galilea in cui ha svolto gran parte del suo ministero, Corazìn, Betsaida e Cafarnao, e per evidenziare la gravità del loro rifiuto, Gesù arriva a dire che di fronte a quei segni perfino Sodoma si sarebbe convertita, città famosa per la sua perversione (cfr. Gen 19,1ss).

Quindi segue il brano evangelico proclamato oggi nella liturgia, nel quale Gesù si abbandona ad un straordinario grido di giubilo al Padre “perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”(v. 25). La cosa nascosta agli uni e fatta conoscere agli altri è la rivelazione e la missione del Figlio, opera di salvezza per tutta l’umanità scaturita dalla relazione di amore con il Padre, mistero nascosto ai ‘sapienti’ e ai ‘dotti’ per la loro superbia, e rivelato invece ai ‘piccoli’ per la loro umiltà, prima fra tutti la Vergine Maria. Per avere un’idea più precisa di chi siano questi “piccoli” (letteralmente: infanti) dobbiamo ritornare al giudizio che Gesù ha dato di Giovanni Battista come l’uomo più grande che non sia mai esistito, usandolo poi come termine di paragone per esaltare “i piccoli”, coloro  che nel regno dei cieli sono più grandi di lui. Nella grandezza del Battista scopriamo la grandezza dei “piccoli" a cui sono state rivelate le cose nascoste “ai dotti e ai sapienti”. Gesù gioisce con il Padre perché tutto quello che Giovanni Battista aveva annunciato secondo la volontà divina si è realizzato ed è stato accolto dai “piccoli” che andavano da lui per farsi battezzare, pronti a seguire il Messia, secondo il volere del Padre. Gesù quindi loda il Padre perché nella sua benevolenza continua a rivelarsi ai piccoli che accolgono il regno di Dio con l’umiltà della fede, diversamente da coloro che, pur avendo ascoltato la Parola di Gesù e visto i segni da lui compiuti, restano indifferenti e rifiutato la salvezza offerta dal Signore, come hanno fatto gli abitanti delle città della Galilea citate sopra. Dopo il grido di giubilo, segue ora il grido della redenzione, nel quale Gesù invita a seguirlo con i suoi comandamenti che liberano dall’oppressione del giogo della legge mosaica, manifestando una consapevolezza di sé del tutto unica e straordinaria per la sua conoscenza di Dio Padre perfettamente uguale a quella che il Padre ha di lui, in nome della reciproca essenza divina. Come la presenza nascosta del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria è stata la causa per partecipare il dono dello Spirito Santo al Battista e ad Elisabetta (cfr Lc 1,41), così oggi la sua presenza attraverso la Parola e i sacramenti rappresenta per i ‘piccoli’ del regno di Dio un motivo di ristoro dalle loro stanchezze e dalle loro oppressioni. Gesù è l’unico mediatore della verità divina e l’unico rivelatore di Dio presso gli uomini. Il Signore ci chiama: “Venite a me!”, perché accoriamo a lui nell’Eucaristia per trovare il ristoro dalle fatiche e dalle prove della vita, e ancor di più per conformare il nostro cuore alla mitezza e all’umiltà del suo cuore, certi che non ci deluderà (cfr. Rm 5,5). L’esperienza di fede cristiana deve realizzarsi come un progetto di vita di libertà da ogni forma di schiavitù e di pienezza della nostra umanità, trasformata dalla grazia di Dio, non in una serie infinita di frustrazioni deludenti.  Buona Domenica!

don Marco Belladelli

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