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| Domenico Fetti, La parabola della zizzania, 1620-22. |
XVI Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (13,
24-43)
In
quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei
cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma,
mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al
grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la
zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero:
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore.
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Oggi ascoltiamo altre tre parabole con cui l’evangelista Matteo descrive ancora la realtà del regno dei cieli per richiamare l’attenzione dei discepoli di ieri e di oggi su alcuni suoi aspetti importanti. Il regno dei cieli è la realizzazione dell’opera di salvezza di Dio e della sua ‘Signoria’ sulla storia qui ed ora; per riconoscerlo ed accoglierlo sono necessari pentimento e conversione (cfr. Mt 4,17). Gesù annuncia il regno e ne manifesta la presenza operante nel mondo attraverso i segni da lui compiuti. Al termine delle tre parabole sorprende l’osservazione di Matteo, secondo la quale Gesù: “non parlava ad esse (alle folle) se non in parabole”. Il linguaggio parabolico sembra essere il più adatto per illustrare la presenza del regno dei cieli nel mondo, le sue caratteristiche, la sua effettiva e concreta attualità storica e per invogliare i discepoli alla sua ricerca oltre le apparenze, invitandoli a vivere secondo le sue esigenze. Molti infatti non si accorgono della sua reale presenza perché non è cosa che si impone, altri invece lo ritengono insignificante, un elemento da relegare nell’ambito dell’esperienza individuale, del tutto ininfluente ai fini di una vita umana pienamente realizzata.
Con i tre racconti di oggi Gesù risponde all’obiezione di chi ritiene inutile
l’impegno per il regno dei cieli per
la sua marginalità, inefficacia e perché soprattutto molto ostacolato nella sua
crescita e espansione, senza però mai riuscire ad impedirne lo sviluppo e il
suo buon esito finale. Lo spiega Gesù stesso oltre ogni ragionevole dubbio con
la parabola della “zizzania nel campo”. C’è un nemico, il
diavolo, che in tutti i modi tenta di confondere gli uomini per allontanarli da
Dio e indurli a vivere nell’iniquità senza limiti. Questo succede all’esterno e
dentro la Chiesa stessa, dove i “cattivi
cristiani” scandalizzano i giusti con comportamenti di contro testimonianza
evangelica, un’ambigua doppiezza del mondo e della Chiesa che li caratterizzerà
in tutto il loro percorso storico. Ma nel giorno del giudizio (… non
necessariamente alla fine del mondo!) “i giusti splenderanno come
il sole nel regno del Padre loro”. Le altre due parabole sono più semplici, il
paragone con “un granello di senape” vuol mettere in evidenza che una cosa tanto
insignificante per le sue dimensione, può diventare un albero più grande di
tutti gli altri ortaggi, tanto da dare rifugio agli uccelli del cielo, un
paragone che vale per il regno dei cieli, ciò che oggi giudichiamo irrilevante
e privo d'interesse, come un granello di senape, domani diventa una realtà
fondamentale in cui trovare rifugio e conforto. Con l’immagine del lievito, che
per liberare la sua energia di fermentazione deve essere mischiato con acqua e
farina
e perdersi dentro l’impasto, Gesù attesta che il regno dei cieli, presente nel
mondo, è un fermento potente di vita e di salvezza per tutta l’umanità. Accogliere
il “regno
dei cieli”
significa partecipare e godere del suo valore salvifico. Nonostante l’opposizione
e il discredito che trova nel mondo, alla fine il regno dei cieli si rivelerà
l’unica realtà capace di dare senso e compimento alla nostra vita. Come
descritto nella parabola della zizzania, colui che in assoluto ostacola la
crescita e lo sviluppo del regno è il demonio, facendo di tutto per impedirci di vivere
in comunione con il Signore Gesù, ma alla fine, suo malgrado, sarà costretto ad
arrendersi all’onnipotenza divina. Altri ostacoli alla nostra adesione al regno
sono dentro di noi, come per esempio i sette vizi capitali: superbia, avarizia,
ira, invidia, lussuria, gola e accidia con cui non abbiamo mai finito di fare i
conti. Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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