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| Jacopo Bassano, Il Seminatore, 1570 Galleria dell'Accademia - Venezia |
XV Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Il seminatore uscì a seminare
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (13,1-23)
Quel
giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui
tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la
folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E
disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde
lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul
terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il
terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo
radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la
soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento,
il
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Parola del Signore.
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Nel 13° capitolo del vangelo di Matteo troviamo una serie di parabole che illustrano le caratteristiche del regno dei cieli, cioè l’opera di salvezza divina, che il Signore Gesù è venuto ad inaugurare e ad instaurare. Si comincia con quella del Seminatore, una delle più famose, chiamata anche “La storia del seme”. La parabola è un racconto che prende spunto dall’esperienza comune degli interlocutori per attirare la loro attenzione, nella cui trama il narratore introduce elementi paradossali, se non addirittura assurdi, inseguendo i quali si arriva al vero messaggio della storia. Nel nostro caso si parla di un uomo che uscì a seminare, un’immagine molto familiare in un ambiente agricolo, quale quello palestinese di duemila anni fa. Il paradosso abbastanza evidente sta nel fatto che i tre quarti del lavoro di questo seminatore sono improduttivi, soltanto la quarta parte risulta straordinariamente feconda, un abbondanza che supplisce oltre ogni aspettativa la parte della semina andata perduta. Dal confronto tra il seme che dà frutto e quello invece che non dà frutto ricaviamo il messaggio specifico della parabola. Come dice il profeta nella prima lettura, la Parola di Dio porta sempre frutto, una certezza che giustifica l’impegno costante e solerte di evangelizzazione, oltre ogni pericolo e difficoltà.
Nelle folle di Galilea è rappresentata tutta l’umanità, Gesù conosce il
cuore di ciascuno e sa distinguere tra chi crede e chi non crede, la differenza
sta nell’accoglienza o nel rifiuto della Parola di Dio. La parabola prima mette
in risalto gli ostacoli che impediscono l’accoglienza feconda della Parola,
situazioni contrapposte ad una abbondanza di frutti oltre ogni previsione. Dopo
aver congedato la folla, Gesù si ritrova solo con i discepoli che gli chiedono ragione
dell’uso delle parabole, ai quali risponde: “Parlo con parabole: perché
guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono”. Che senso ha parlare per
non essere compresi? Gesù cita a proprio sostegno un passo del profeta Isaia
(6,9-10), che in sostanza ricorda il proverbio: “Non c’è peggior sordo di
chi non vuol sentire”. Gesù parla in parabole per nascondere i misteri del
regno al popolo. Il grave peccato di chi non accoglie la Parola di Dio consiste
nel ritenere pregiudizialmente Dio incapace di parlare e di agire, tanto da
essergli indifferente. Veniamo ora al significato della parabola, spiegato da
Gesù stesso, come abbiamo già detto, il seminatore causa due situazioni
contrapposte, quella del seme improduttivo e quella del seme produttivo,
rispettivamente articolate in tre ulteriori distinzioni. Nella spiegazione
viene chiarito il significato di ciascuna situazione, il seme caduto sulla strada
e mangiato dagli uccelli rappresenta l’opera del maligno, il cui fine è sempre
quello di ostacolare l’opera divina, separare l’uomo da Dio, negandone
l’esistenza o inducendolo in errore attraverso altre menzogne, una situazione spirituale
che meriterebbe di essere approfondita. Il seme caduto sul terreno sassoso
indica la difficoltà di passare dall’iniziale entusiasmo alla concreta coerenza
della vita, coniugata con la divina volontà, soprattutto quando incontriamo il
mistero della Croce. Chi è fedele al Vangelo non sarà mai ben visto, incontrerà
ostacoli e sofferenze e dovrà prepararsi ad affrontare vere e proprie
persecuzioni. Infine abbiamo il seme caduto tra le spine, che rappresenta
coloro che sono frenati dalla “preoccupazione del mondo e la seduzione della
ricchezza”.
In tutto il Vangelo ritorna con insistenza la contrapposizione tra il regno e
il mondo: “… era nel mondo e il mondo non
lo ha riconosciuto; … il mio regno non è di questo mondo; … siete nel mondo, ma non
siete del mondo …”, eppure continuiamo imperterriti a lasciarci
attrarre e sedurre dai piaceri, dalle ricchezze e dallo spirito della mondanità.
A queste situazioni negative sono contrapposte tre situazioni positive, dove il
seme “dà
frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”. La parabola ci aiuta a
capire la natura delle nostre difficoltà, a individuarle e ovviamente a
rimuoverle per essere “buon terreno”
che porta frutto con una fede sincera, capace di accogliere la Parola di Dio per
metterla in pratica. Non si può credere al Signore Gesù senza portare frutto.
Al solito: “Buona Domenica!”, unisco oggi l’augurio di un “buon esame di coscienza” per meglio disporci ad
accogliere la Parola di Dio, perché produca anche in noi frutti abbondanti.
don Marco Belladelli.

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