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| Giambattista Pittoni, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1725, Melbourne. |
XVIII Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Tutti mangiarono e furono saziati
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (14, 13-21)
In
quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là
su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla
barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro
malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è
deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi
da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa Cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore.
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Il brano evangelico di oggi mette in relazione due episodi singolari della vita di Gesù, come la notizia della morte di Giovanni Battista, evento particolarmente doloroso per il Signore, e la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il rapporto tra Gesù e il Battista è stato qualcosa di molto diverso da quella che umanamente chiameremmo un legame affettivamente significativo. Iniziato ancora nel grembo delle rispettive madri (cfr. Lc 1,44), è lo Spirito Santo a legare indissolubilmente l’uno all’altro, il Precursore e il Messia, per la missione divina a cui erano destinati fin da allora. L’unico loro incontro è avvenuto al Giordano, in occasione del battesimo di Gesù, Giovanni stesso ne dà testimonianza (Gv 1,33-34). Quella tra Gesù e il Battista la possiamo definire una “amicizia spirituale”, che si caratterizza non per la complicità derivata da un’assidua frequentazione, ma per la comune aspirazione alle cose del cielo, nella fedeltà alla volontà di Dio, fino al sacrifico della vita. Oltre al dolore per la perdita di una persona tanto importante, nella morte del Battista Gesù vede annunciata la propria morte, ragione che giustifica la necessità di ritirarsi “in un luogo deserto, in disparte”.
Gesù cerca solitudine e raccoglimento per superare con la preghiera il turbamento
che l’evento della morte genera nel cuore umano, e soprattutto ha bisogno della
comunione con il Padre e Spirito Santo, per trovare dentro di sé fin da ora la
forza della fedeltà: “non come voglio io, ma come vuoi tu” (cfr. Mt 26,39), quando
anche lui dovrà affrontare questo trapasso. Ma la folla lo incalza, ricordandogli
la ragione della sua missione terrena: “annunciare il vangelo del Regno e guarire
ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” (cfr. Mt 4,23). Alla fine
i discepoli lo invitano a lasciar andare la folla perché si procuri da mangiare
nei villaggi vicini. Gesù risponde in modo provocatorio: “Non occorre che vadano;
voi stessi date loro da mangiare”, lasciando intendere che sapeva bene ciò che stava
per fare. Di fronte allo smarrimento dei discepoli per l’esiguità delle risorse
a loro disposizione, Gesù prende l’iniziativa e moltiplica i pani e i pesci. I
discepoli eseguono tutto ciò che ordina loro di fare, fino alla raccolta dei
pezzi avanzati, con una fedeltà sorprendente, quasi rituale. Non sono i
protagonisti, ma sono pienamente coinvolti e agiscono “in persona Christi”, cioè per conto e in nome
di Gesù. Il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci annuncia
l’istituzione dell’Eucaristia, mentre la ritualità dei gesti e dei
comportamenti dei discepoli tradisce la consuetudine ormai consolidata dei
primi cristiani di ritrovarsi a spezzare il pane (cfr At 2,46). La nota
finale di Matteo: “Tutti mangiarono e furono saziati” mette in risalto
l’attualità di un dono d’amore soprannaturale che continua a saziare
abbondantemente l’umanità nel suo bisogno di essere riscattata da tutte le sue
debolezze e fragilità e sostenuta dalla forza della “speranza che non delude” (cfr. Rm 5,5) di una vita piena e
duratura, secondo la volontà di Dio: “io sono venuto perché
abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). La morte di
Giovanni Battista ha evocato in Gesù il pensiero del suo prossimo sacrifico
sulla croce, la compassione che egli riversa sulla folla, guarendo i malati e
moltiplicando i pani e i pesci, è segno dell’amore
infinito che deriva da quel sacrifico e che il Cristo risorto riversa sull’umanità
per mezzo dell’Eucaristia, fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20). Insieme con
San Paolo ci interroghiamo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rom 8,35). Ogni volta
che celebriamo l’Eucaristia, soprattutto quella festiva, anche noi, come le
folle di Palestina di duemila anni fa, ci nutriamo a sazietà di questo stesso
amore. Dalla frequenza con cui ci nutriamo dell’Eucaristia e dalla
consapevolezza del suo valore soprannaturale dipende la possibilità di comprendere
e di accogliere questa grande grazia nella nostra esistenza. Per questo non
ringrazieremo mai abbastanza Dio Padre per questo dono.
Buona Domenica a tutti!
don Marco Belladelli.
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