![]() |
| Domenico Fetti, Parabola del tesoro nascosto, 1616-20, Palazzo Ducale - Mantova |
XVII Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Per la terza Domenica di seguito Gesù ci parla in parabole con altri tre racconti sempre sul tema del regno dei cieli, la cui manifestazione ed instaurazione è la vera novità della storia umana, più grande della stessa creazione. Il regno di Dio consiste prima di tutto nella viva presenza del Signore Gesù in mezzo a noi, il Figlio di Dio fatto uomo, che va ben oltre i limiti della sua vita terrena: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Una presenza tanto prossima da diventare una comunione di vita, per un ordine delle cose nel segno dell’amore più grande (cfr Gv 15,13), che alla fine si risolverà nella Signoria di Dio sull’universo. La realizzazione del regno è il fine della storia della salvezza e della storia umana. Per avere un’idea concreta di cosa stiamo parlando, pensate alle beatitudini: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli …” (Mt 5,3ss).
I destinatari del messaggio del regno sono i discepoli, cioè
coloro che credono in Gesù e accolgono la sua Parola, mentre al popolo
d’Israele è precluso questo orizzonte Se
ci riconosciamo in queste scelte ed atteggiamenti lo siamo anche noi che
andiamo in Chiesa e cerchiamo di vivere secondo le esigenze del regno, anche se non sempre con
la necessaria coerenza. Nonostante la nostra buona volontà, siamo deboli,
fragili e figli del nostro tempo, cioè condizionati dall’individualismo e dal
relativismo di questi nostri giorni. Sapendo quanto siamo attratti dai beni materiali
e dall’avidità del possesso delle cose, Gesù paragona l’impegno per il regno al ritrovamento di un “un tesoro nascosto nel
campo”
e all’ardua ricerca di “una perla di grande valore”. Da questi due esempi
comprendiamo che il regno dei cieli è qualcosa di assolutamente
molto prezioso di tutti i beni materiali e morali messi insieme, il cui
conseguimento merita il sacrificio di tutto quello che possediamo. Per
raggiungere questo traguardo bisogna adoperarsi con la stessa risolutezza e
determinazione con cui si tende ad un profitto economico. Il Vangelo ci
presenta il regno dei cieli come la proposta di una vita incentrata su Dio e, per
mezzo di Gesù, vissuta in una familiarità come quella di un figlio nei
confronti del Padre. I suoi prodromi sono già presenti nell’antico testamento,
come un tesoro fatto di “cose nuove e cose antiche” di cui non c’è niente da
buttare, perché tutto è prezioso! I veri discepoli devono farsi maestri del regno per offrirlo a tutti, nessuno
escluso. Che cosa ci può essere nella vita di più prezioso e fonte di gioia
dell’incontro con Dio, che si è manifestato a noi in Gesù? E di amarlo
volontariamente nonostante le dure prove a cui questa scelta di vita ci
sottopone?
La terza parabola della rete gettata in mare ci dice che se durante la
nostra vita terrena non ci decidiamo per il regno, alla fine della vita, nel
giorno del giudizio qualcuno deciderà per noi. Coloro che volontariamente non
l’accolgono saranno gettati via, come i pesci cattivi e come la zizzania che
viene bruciata nel fuoco. Insomma, cari amici, l’inferno c’è e non è vuoto,
checché se ne dica. Dio è bontà e misericordia infinite, ma, come si legge nel
Vangelo, se non vi convertirete, perirete tutti (cfr. Lc 13,3.5), cioè la
salvezza non è a costo zero, a buon intenditor, poche parole. Intanto facciamo
del nostro meglio per trovare questo tesoro nascosto, non poi così tanto
impossibile da trovare. I discepoli di Gesù sono stati formati per divenire a
loro volta maestri per indicare agli altri la via che conduce al regno di Dio.
Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

Nessun commento:
Posta un commento