giovedì 1 aprile 2021

Il vangelo della salute del 01/04/2021 - Giovedì santo.

Tintoretto, Ultima cena, 1594, Chiesa di S. Martino - Lucca

Il Vangelo della salute del Triduo Pasquale 

Giovedì santo, S. Messa  In coena Domini.

Li amò sino alla fine

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI  (13, 1-15). 
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  

Parola del Signore.

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La celebrazione del Giovedì santo “in coena Domini” è la celebrazione dell’AMORE per eccellenza, prima come carità divina e poi come agape fraterna. Con essa ci immergiamo nel cuore pulsante della Chiesa, l’Eucaristia, mistero dell’infinito Amore di Dio donato e mistero di Amore accolto, realtà costitutiva del nostro vivere cristiano. 

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.” (Gv 13,1). Con queste parole Giovanni esprime la straordinaria consapevolezza di Gesù per ciò che egli è e sta per fare e per ciò che accadrà a compimento della sua missione terrena. “Li amò fino alla fine” è il sentire di un uomo che è vissuto soltanto per amore degli altri e ora tradito pure dalle stesse persone vicine a lui, non cambia sentimenti, ma porta a compimento il suo atto di amore nella stretta mortale dei prossimi tragici eventi.

Invece di ribellarsi ad un destino tanto infame, come è possibile “amare fino alla fine”? Cosa significa questo amore? Chi non sarebbe caduto nella depressione o non sarebbe fuggito abbandonando tutto e tutti, frustrato in un auto commiserazione da incompreso? Nessuno di noi è capace di amare fino alla fine. Per questo Gesù ci ha donato l’Eucaristia.

L’Amore è fondamentale per la vita di ciascuno. Tutti ne siamo alla ricerca, perché tutti abbiamo bisogno di essere amati, più dell’aria che respiriamo. La maturità umana si misura in base alla capacità di amare qualcuno fino al dono della vita, secondo l’insegnamento di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13), e di esserne ricambiati. Il desiderio di amare è più forte della rischiosa incertezza di non essere ricambiati. Nell’intricato universo della nostra interiorità non è sempre facile però distinguere tra egoismo ed amore, quando finisce uno e comincia l’altro. Il nostro amore spesso è il risultato di un misto tra emozioni, sentimenti e passioni che lasciano il tempo che trovano. E pur tuttavia non si po’ far a meno di esporsi ad una relazione amorosa. Ne va della nostra stessa vita!   

Abbiamo bisogno dell’amore di Gesù perché il suo è un Amore che non ricatta e non schiavizza, anzi guarisce le ferite, genera libertà e rinnova profondamente l’animo di chi lo accoglie per renderlo capace di amare allo stesso modo. E’ il Dono di Dio, che non soltanto salva l’uomo, ma lo innalza alla dignità ad “immagine e somiglianza” divina, “perché Dio è amore” (1Gv 4,8). E così la vita misteriosamente e inesorabilmente si trasforma in un atto di amore, senza soluzione di continuità.

La lavanda dei piedi è il gesto con il quale Gesù trasmette alla Chiesa il comandamento della Caritas divina come regola fondamentale di vita da imitare sempre e dovunque.  Il contesto è quello dell’ultima cena. Sappiamo che Giovanni, diversamente dai Sinottici e da Paolo, non riporta i gesti e le parole sul pane e sul calice per mezzo dei quali Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucaristia, a cui però fa esplicito riferimento nel famoso discorso sul pane di vita nella sinagoga di Cafarnao al capitolo 6°, dopo la moltiplicazione dei pani. L’Eucaristia è la via maestra attraverso cui diveniamo partecipi del Dono di Dio, più per le peculiarità intrinseche del sacramento, che non per un atto di ragionevole consapevolezza. L’Eucaristia è la fonte inesauribile di quell’amore fraterno di cui il mondo è eternamente assetato: “fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” ( Gv 7,38). Il comandamento dell’amore, a imitazione dello stesso amore del Signore Gesù, non è altro che la conseguenza dell’avvenuta partecipazione all’Eucaristia, il segno distintivo della condotta di ogni cristiano: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Che non manchi mai Amore nei vostri cuori!

don Marco Belladelli.

 

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