lunedì 15 giugno 2026

Il Vangelo della salute del 14/06/2026

XI Domenica del Tempo Ordinario, “A”

Gesù, chiamati a sé i dodici discepoli, li mandò

DAL VANGELO SECNDO MATTEO, (9, 36 - 10, 8).
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 

Parola del Signore.

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Dopo la solennità del Corpus Domini torniamo al “Tempo per Annum” o Tempo Ordinario, riconoscibile dal colore verde dei paramenti e caratterizzato dalla celebrazione del mistero di Cristo nell’ordinarietà del quotidiano, cioè nel progressivo e sempre più “ordinato” cammino storico della Chiesa e di ciascun singolo fedele verso la pienezza della comunione di vita con il Signore Gesù, vivo e presente in mezzo a noi, mistero attualizzato nell’Eucaristia e nella grazia donata da tutti gli altri sacramenti, tra le gioie e le speranze, le angosce e i dolori di ogni giorno. Nella liturgia domenicale torniamo anche alla lettura continuata del Vangelo di Matteo, il brano odierno è tratto dal discorso missionario, il secondo dei cinque grandi raggruppamenti in cui l’apostolo ha raccolto la predicazione evangelica di Gesù.  

Dopo l’annuncio del regno di Dio e la descrizione delle sue caratteristiche nel ‘discorso della montagna’ (cfr. capp 5-7) e la manifestazione della sua presenza in mezzo a noi attraverso la narrazione di numerosi segni e miracoli nei capitoli successivi (cfr. capp. 8-9), ora Matteo ha raccolto tutto quello che Gesù ha detto a proposito della missione in quello che viene chiamato “il discorso missionario”, su quella affidata agli apostoli già durante il suo ministero pubblico e più in generale su quella futura della Chiesa verso il mondo intero. Gesù osserva la folla stanca e sfinita che lo segue e ne prova profonda compassione, paragonandola ad un gregge senza pastore. Non si tratta di uno sguardo indagatore e nemmeno di una pietosa commiserazione per la nostra misera condizione umana, ma di una osservazione generale sulla situazione di tutto il popolo d’Israele, privo della adeguata guida religiosa da parte di coloro che ne erano stati investiti, gli scribi e i sacerdoti. Il linguaggio relativo al sentimento della compassione trae origine dalla tenerezza del grembo materno per indicare quel particolare legame che unisce una madre al proprio figlio, premessa emotiva che rende il cuore umano capace di agape, cioè di dare la vita per chi si ama (cfr. Gv 15,13). Segue un nuovo pensiero sulla vastità della missione da compiere e sulla necessità che ogni uomo sia raggiunto da questa missione. Lavorare per Dio e servirlo nella missione non è da tutti, ma soltanto per coloro che sono espressamente ‘mandati’ dal Padre, per questo Gesù invita i discepoli alla preghiera: “Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!”. Se siamo convinti della bontà e della necessità di quest’opera di salvezza divina, preghiamo e chiediamo a Dio di mandare tanti operai a lavorare in questa messe sconfinata, fino a quando le pecore smarrite riconosceranno il loro unico pastore (cfr. Gv 10,4). Dopo l’esortazione alla preghiera, Gesù associa i Dodici alla sua missione e li manda “alle pecore perdute della casa d’Israele”, non quindi indistintamente a tutti, ma per ora soltanto a coloro del popolo d’Israele che sono stati abbandonati da quelli che dovrebbero prendersi cura della loro vita religiosa, è infatti compito specifico del Messia riunire le pecore disperse, cioè tutto il popolo d’Israele.  Prima di essere inviati, gli apostoli sono stati investiti dello stesso potere divino di Gesù per compiere le stesse sue opere nel più assoluto disinteresse, cioè: “predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni”. Nei contenuti quella degli Apostoli è la stessa missione di Gesù ed è anche la missione escatologica a cui è mandata la Chiesa dopo la risurrezione, con davanti l’orizzonte del mondo intero, perché ogni uomo accolga il dono della propria salvezza nell’incontro con Dio.

Oggi lo sguardo compassionevole del Signore si posa sulle nostre comunità, sullo scoraggiamento di nostri pastori e sul vuoto spirituale dei tanti uomini e donne del nostro tempo lontani da Dio. E’ lo stesso sguardo che ha cambiato la vita di Matteo, il pubblicano (cfr. Mt 9,9), oggi ricordato tra coloro che sono inviati in missione, lo stesso sguardo che mosse Pietro a piangere amaramente il suo peccato, dopo il rinnegamento (cfr. Lc 22,61),  per poi rimettersi in cammino per la missione, fino al martirio. Anche oggi la missione consiste nel farsi dispensatori della divina misericordia per il mondo, a cominciare da coloro che si sono smarriti a causa della negligenza di chi li deve guidare. E naturalmente preghiamo, perché il Signore mandi pastori secondo il suo cuore, disinteressati e pronti a dare la propria vita per questa sconfinata missione. Buona Domenica!  

don Marco Belladelli.

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