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| Hans Pleydenwurff, Deposizione di Cristo dalla croce, 1465 Monaco di Baviera |
XXVII Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Darà in affitto la vigna ad altri contadini
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
(21,33-43).
In
quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi
piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e
costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai
contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo
bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri
servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio
figlio!”. Ma i contadini,
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Parola del
Signore.
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La parabola dei contadini infedeli segue immediatamente quella dei due figli, che abbiamo ascoltato la scorsa settimana e anche il contesto è ancora lo stesso già descritto in precedenza, e cioè lo scontro polemico tra Gesù e i capi del popolo, suoi attuali interlocutori. Dopo l’accusa di non aver creduto al Battista e di non essersi convertiti alla sua predicazione, arriva la sentenza di condanna: “a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.
Come si vede dalla prima lettura (cfr. Is 5,1ss) e dal
salmo responsoriale (Sal 80/79), l’immagine della vigna come simbolo del popolo
ebraico non è una novità assoluta nella letteratura biblica. Nel comportamento
del padrone della vigna è facile riconoscere il Dio di Abramo, Isacco e
Giacobbe che scelse il popolo d’Israele, a cui inviò i suoi profeti per
accompagnarlo lungo il cammino dei secoli, fino al momento stabilito, quando ha
mandato il suo stesso Figlio. Con grande originalità e straordinaria forza
partecipativa, Gesù rappresenta la storia della salvezza come una storia
d’amore tra Dio e l’umanità. Ai contadini a cui è stata affidata la vigna però
non interessa l’elezione divina, né tanto meno il suo amore, essi pensano
soltanto a come impadronirsi della vigna e per questo respingono gli inviati
del padrone. L’occasione propizia per raggiungere il loro scopo, cioè di
impossessarsi della vigna e del suo raccolto, si presenta con l’arrivo del figlio:
“Costui
è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Gesù conclude il
racconto con una domanda retorica a cui i capi del popolo sono obbligati a
rispondere in modo univoco: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in
affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”, risposta che corrisponde
ad una auto-condanna. L’applicazione del messaggio è tutta di Gesù: chi pensava
di soppiantare Dio è stato a sua volta soppiantato: “La pietra che i
costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto
dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi.”. Il rifiuto del popolo
d‘Israele non vanifica il piano di salvezza di Dio, che continua con altri
protagonisti pronti a consegnare a tempo debito i frutti della vigna: “a voi sarà tolto il regno
di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti” (vedi anche Mt 3,8). Oggi siamo noi, la Chiesa, chiamati a riflettere
sulla stessa storia, al centro della quale c’è l’amore di Dio per l’umanità e
la sua volontà di salvezza. Le ragioni che hanno portato alla sostituzione del
popolo d’Israele sono diventate le ragioni del rifiuto di Dio da parte del
mondo d’oggi, soprattutto in occidente, a cui pure si aggiunge il problema della
tiepidezza di molti cristiani e della vita sterile di intere comunità (cfr. Ap
3,6). Pensiamo per esempio al pericolo dell’apostasia, denunciato più volte
come una realtà già presente nella Chiesa di oggi: “… il distacco di numerosi
fedeli dalla prassi cristiana, una vera “apostasia silenziosa”, che consiste nell’:
“indebolimento della fede dei credenti, la mancanza della partecipazione
personale ed esperienziale nella trasmissione della fede, l’insufficiente
accompagnamento spirituale dei fedeli lungo il loro iter formativo,
intellettuale e professionale.” (Instrumentum Laboris Sinodo 2012).
Come il popolo eletto ha cercato di sostituirsi al
Messia-Figlio per impossessarsi dell’eredità, così oggi molti usano la fede
cristiana e la Chiesa come un potere a proprio uso e consumo, in totale contraddizione
con il Vangelo e la realtà del regno di Dio. A questo va aggiunta la marginalizzazione del
cristianesimo e il diffondersi di vere e proprie forme di cristofobia. La Chiesa stessa ha
vissuto e vive tutt’ora di palesi situazioni di contro-testimonianza mai
verificatesi nella sua storia, come il caso di fondatori di Istituti religiosi
dalla vita disonesta, lo scandalo della pedofilia e tante altre situazioni vergognose
di pubblico dominio e di tante altre che non lo diverranno mai. Ovviamente il
problema non è la fragilità personale, a cui va sempre risposto con la
necessaria misericordia, ma l’arrogante pretesa di soppiantare Dio e di
prenderne il posto. Troppe persone oggi nella Chiesa hanno paura della Verità e
fuggono da essa. Se la Chiesa fosse soltanto una istituzione umana e non il
mistero e la grazia della viva presenza di Gesù in mezzo a noi, che anche oggi
continua a mandare i suoi profeti per orientarne il cammino secondo la sua
volontà, sarebbe già finita da tempo ... Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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