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Tiziano Vecellio, Assunzione della B.V. Maria, 1516-18, S. Maria dei Frari (VE)
Il
Vangelo della salute del 15 Agosto,
Solennità
dell’Assunzione della B. V. Maria,
S. Messa del giorno.
Grandi
cose ha fatto in me l'Onnipotente.
Dal Vangelo secondo Luca,
1, 39-56
In
quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una
città di Giuda. Entrata
nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il
saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta
fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio
Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il
bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto
nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora
Maria disse:
«L’anima
mia magnifica il Signore e il
mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché
ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora
in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi
cose ha fatto per me l’Onnipotente e
Santo è il suo nome; di
generazione in generazione la sua misericordia per
quelli che lo temono. Ha
spiegato la potenza del suo braccio, ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha
rovesciato i potenti dai troni, ha
innalzato gli umili; ha
ricolmato di beni gli affamati, ha
rimandato i ricchi a mani vuote. Ha
soccorso Israele, suo servo, ricordandosi
della sua misericordia, come
aveva detto ai nostri padri, per
Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria
rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore. -------------------------------------------------------------- |
Nella solennità dell’Assunzione di Maria
la nostra riflessione si articola in tre punti: il significato e il valore
della celebrazione odierna, le conseguenze che ha per noi uomini questo evento
e infine un pensiero sull’importanza dell’intercessione di Maria in nostro
favore. Come dice la liturgia, Maria, dopo la morte, non ha conosciuto “la corruzione del sepolcro” (prefazio),
ma è passata subito alla beatitudine del paradiso. Con l’assunzione in cielo di
Maria in anima e corpo, la Chiesa celebra la sua piena e totale partecipazione
al mistero del Figlio, come è stata un tutt’uno con Gesù dal concepimento fino
alla passione, così lo è anche nel momento della gloria, in conseguenza della
sua fedeltà a Dio. Oggi quindi celebriamo la “Pasqua” di Maria e contempliamo “la pienezza di grazia” di cui Dio l’ha
colmata per il suo totale abbandono alla divina volontà nella missione a cui
l’ha chiamata, cioè l’assenso alla divina maternità e un’esistenza vissuta in
piena comunione con il Figlio, in un modo unico e perfetto, per la salvezza
dell’umanità intera.
La liturgia parla di Maria come “primizia e immagine della Chiesa” e la
esalta come “segno di consolazione e di
sicura speranza” (prefazio). La festa dell’Assunzione è soprattutto celebrazione
della Speranza cristiana che alimenta in noi la certezza delle promesse divine.
Pensare al paradiso, desiderarlo, vivere orientati alle realtà ultime fa bene
alla nostra vita! Non è una fuga dal mondo, ma ci rende più liberi e più capaci
di dare il meglio di noi, fino in fondo, perché questo mondo assomigli sempre
più al regno di Dio. E’ l’unico modo per vincere la paura della morte, il vero
grande tabù di tutti gli uomini e soprattutto del nostro tempo. E se è vero che
siamo inesorabilmente in cammino verso di essa, è altrettanto vero che soltanto
passando attraverso di essa raggiungeremo la beatitudine eterna. Nella seconda
lettura S. Paolo ci ricorda che “Come
infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita” (1Cor 15,22). Insieme
con Maria guardiamo fiduciosi al nostro futuro, nel quale è preparato anche per
noi una gloria simile a quella della Beata Vergine. Immortalità e
incorruttibilità riguardano anche la nostra dimensione corporea, quella più
fragile del nostro essere, eppure nessuno di noi può pensarsi fuori di essa.
Che cosa non si fa per questo povero corpo, destinato alla corruzione del
sepolcro, perché sia prestante, gradevole a noi e agli altri e duri il più a
lungo possibile. Questo è l’annuncio sconvolgente presente nella celebrazione
di oggi: chi lo consegnerà alla gloria imperitura dell’immortalità divina non
sarà il bisturi del chirurgo estetico, ma la ‘grazia’ di Dio. Niente va perduto
di quanto Dio ha creato, nemmeno la realtà tanto pesante e contraddittoria
della nostra corporeità, per noi occasione di grandezza e di miseria, ma luogo
del nostro incontro con Dio e della sua viva presenza in noi. Ora chiedendoci: che
ci sta a fare Maria in Paradiso? Non è la padrona di casa che si intrattiene in
piacevole conversazione con gli ospiti di turno nel salotto buono di casa. Il
suo essere “primizia” significa che
la sua missione non è finita. Come può del resto una Madre stare tranquilla
finché non vede tutti i suoi figli al sicuro? Così anche Maria, noi sappiamo
che non possiamo farcela da soli, abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio ed ella sta
presso Dio per intercedere giorno e notte a nostro favore. Cosa altro
significano le apparizioni mariane e i relativi messaggi alla Chiesa e all’umanità
degli ultimi due secoli? Sono il segno di questa sua sollecitudine materna,
perché nulla vada perduto. La sollecitudine di Maria per noi è come una marcia
in più, di fronte alle difficoltà del vivere, soprattutto di questi ultimi
tempi, nel nostro cammino di fede verso la salvezza. Allora anche noi con S.
Elisabetta esultiamo: “Benedetta tu fra
le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! … E beata colei che ha creduto
nell'adempimento delle parole del Signore”. Buona festa dell’Assunta, dovunque
voi siate!
don Marco Belladelli.
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