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| Anonimo spagnolo, I discepoli di Emmaus, 1640 |
III Domenica di Pasqua “A”
Lo riconobbero nello spezzare il pane
DAL VANGELO SECONDO LUCA (24, 13-35)
Ed
ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli]
erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici
chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era
accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si
avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore.
L’indicazione di tempo “In quello stesso giorno” con cui oggi inizia il brano evangelico, ci ricorda che siamo ancora al giorno di Pasqua, come se il tempo si fosse fermato, non però come accadde a Giosuè quando gridò: “Fermati o sole” (Gs 10,12ss) per sconfiggere definitivamente i nemici contro cui stava combattendo. Per noi, invece, con la risurrezione del Signore Gesù è iniziato l’ottavo giorno della settimana, il giorno senza tramonto, una nuova era che si prolungherà nel tempo fino a quando ogni uomo riconoscerà nel Signore Gesù risorto, il suo Salvatore (cfr. Ap 1,7). Intanto, nella sua viva presenza ci accompagna ogni giorno nel nostro cammino terreno, fino a quando raggiungeremo la casa del Padre.
L’esperienza dei due discepoli, Cleopa e molto probabilmente
lo stesso evangelista Luca, in cammino verso Emmaus è un modello per la fede di
chiunque, in ogni tempo e luogo. La prima parte del racconto è caratterizzato
dalla tristezza e dalla delusione dei discepoli per lo scandalo della passione
e della morte in croce. La seconda parte ha come protagonista il misterioso
personaggio che improvvisamente si accompagna al loro cammino, fino a quando
sarà riconosciuto come il Signore risorto.
Come è stato possibile che un uomo così potente in
parole ed opere davanti a Dio e agli uomini potesse essere vittima di un
complotto tanto vile e meschino fino alla morte in croce? La sua fine
ingloriosa suscita dubbi anche sulla sua dignità messianica. Come è possibile
continuare a credere in Dio, nella sua bontà misericordiosa, quando ci si sente
oppressi, schiacciati e ingiustamente mortificati nell’essenza della propria
umanità?
La croce, con tutto quello che rappresenta, continua
ad essere l’ostacolo più grande per la fede di chiunque. Sono ancora tanti gli
“stolti
e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!”. Sono ancora tanti quelli
che pensano sia meglio il male del bene, che i peccati non abbiano conseguenze per la
loro vita e neanche per la storia umana. Come pure c’è ancora chi pensa che sia
meglio vivere senza Dio e che l’uomo possa salvarsi da solo. Sono ancora tanti
coloro che, dentro e fuori la Chiesa, non hanno mai sentito “ardere il loro cuore” nella lettura della
Parola di Dio e che non hanno mai sperimentato la grazia rigenerante dell’incontro
personale con Dio.
Ecco perché è sempre attuale e valido per tutti il
percorso dei due discepoli di Emmaus, a cominciare dal confronto con la Parola
di Dio per comprendere tutto ciò che Dio ha fatto e continua a fare per noi.
Quando sentiremo la mano di Dio nella nostra vita, è il momento in cui Gesù si
avvicina a noi, anche se ancora non lo riconosciamo. Da qui in avanti il passo
è breve. Ci troveremo a pregare: “Resta con noi, perché si fa sera!”, anche se non l’abbiamo
mai fatto, come se fosse la cosa più naturale del mondo, per godere di una
presenza amichevole e di un rapporto essenziale per la nostra vita a cui non
vorremo mai rinunciare.
L’incontro diventa un dono ancora più grande, qualcosa
di assolutamente inimmaginabile, un’amicizia misericordiosa nella comunione di
tutta una vita, ecco che cosa significa “si aprirono loro gli occhi
e lo riconobbero”. Dopo questo incontro, il Signore potrà anche
rendersi invisibile (meglio sarebbe tradurre: “sparì dalla loro vista”), perché una volta
stabilita la relazione con lui vivo e presente, non ci sarà più bisogno di
nessuna nuova conferma sensibile. Alleluia! Quante persone hanno percorso la
stessa strada di Emmaus: pur se messi in croce, hanno accolto la Parola di Dio,
hanno incontrato il Signore, lo hanno pregato e hanno ricevuto il dono della
vita senza fine. Buona strada verso Emmaus a tutti!
don Marco Belladelli.

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