sabato 11 aprile 2026

Il Vangelo della salute del 12/04/2026

Cima da Conegliano, Incredulità di San Tommaso, 1505, Galleria dell'Accademia - VE 

II Domenica di Pasqua,

Festa della DIVINA MISERICORDIA – A

Otto giorni dopo, venne Gesù

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI  (20, 19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore.

-----------------------------------------------------------------

Il brano evangelico di oggi ci racconta due apparizioni di Gesù risorto agli Apostoli nel cenacolo, alla distanza di otto giorni l’una dall’altra. Nel mio commento prenderò le difese dell’apostolo Tommaso, passato alla storia come l’antesignano di tutti i miscredenti del mondo, colui che non si fida della testimonianza altrui, ma vuole toccare con mano e verificare personalmente prima di dare il proprio assenso ad un evento tanto straordinario, come la risurrezione del Signore. Un’immagine dovuta più alla cultura scientista e positivista dei nostri tempi, che non alla realtà evangelica.

La sera di Pasqua, mostrando agli Apostoli le mani e il fianco piagati, Gesù nella sua realtà gloriosa, vuole fugare i dubbi che ancora ingombravano il cuore e la mente di chi tra di loro non aveva ancora creduto alla sua risurrezione. Dopo il dono messianico della pace, secondo l’evangelista Giovanni, Gesù, ripetendo le parole del mandato già pronunciate nella preghiera sacerdotale durante l’ultima cena (cfr. Gv 17,18), effonde immediatamente sui presenti il dono dello Spirito Santo per la remissione dei peccati, perché gli Apostoli abbiano da subito gli stessi poteri del Figlio dell’uomo: “Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?” (Mc 2,8). L’apostolo Tommaso, assente la sera di Pasqua, si rifiuta di credere alla testimonianza degli altri dieci e più che opporre argomenti a sostegno della sua incredulità, chiede anche per sé la stessa esperienza di tutti gli altri Apostoli: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò»”. Più che un dubbio, nel senso razionale e psicologico del termine, quella di Tommaso è una vera e propria rivendicazione: in quanto Apostolo, e quindi destinato come gli altri alla futura missione di evangelizzazione, non poteva essere escluso da un’esperienza tanto fondamentale, quale quella della risurrezione. Quando si tratterà di sostituire Giuda, negli Atti degli Apostoli si indica come criterio di scelta uno tra coloro che abbia vissuto con noi “cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (Atti 1,21-22).

Otto giorni dopo, presente anche Tommaso, Gesù appare di nuovo e si rivolge direttamente all’Apostolo: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».”. La risposta dell’Apostolo, “Mio Signore e mio Dio!” è diventata l’atto di fede e la preghiera esemplare validi per tutti, sia per chi ha fatto l’esperienza diretta della risurrezione, sia per chi invece ha creduto per la testimonianza degli Apostoli, d’ora in avanti via ordinaria per tutti quelli che vorranno credere nel Signore. Nella famosa beatitudine: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”,  Gesù esalta la fede di chi ha creduto e crederà alla testimonianza apostolica. Duemila anni di cristianesimo sono la prova provata della sua verità e bontà. E’ possibile leggere questo testo anche nella prospettiva della festa della Divina Misericordia. Che cosa significa del resto l’espressione con cui Gesù si rivolge a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”, se non che il cuore trafitto di Gesù è la fonte inesauribile della Misericordia divina che si riversa sulla terra, per attirare tutti gli uomini a sé? L’acqua ed il sangue fuorusciti dal suo cuore squarciato dalla lancia, sono simboli dei sacramenti della Chiesa. Tutte le volte che, entrando in chiesa mettiamo la nostra mano nell’acquasantiera per farci il segno della croce in ricordo del nostro battesimo, imitiamo il gesto di Tommaso. Quel costato ferito è la fonte dell’acqua viva dello Spirito che ci ha rigenerato e dell’amore misericordioso di Dio attraverso il quale sempre riconosceremo il Cristo risorto, vivo e presente in mezzo a noi: “Mio Signore e mio Dio!»”.

don Marco Belladelli.

Nessun commento:

Posta un commento