venerdì 16 gennaio 2026

Il Vangelo della salute del 18/01/2026

Guido Reni, Incontro tra Gesù e S. Giovanni Battista, 1622 - Napoli

 II Domenica del tempo Ordinario, “A”

Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

dal vangelo secondo giovanni  (1, 29-34).
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Parola del Signore.

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Siamo ancora al Giordano in compagnia di Giovanni Battista, dove il profeta predica e battezza. La sua missione non si è esaurita in Avvento con la preparazione della venuta del Messia, ma continua anche oggi come testimone autorevole che ci aiuta ad accogliere nella nostra vita il mistero del Dio fatto uomo. Quando disse ai suoi discepoli: “fissando lo sguardo su Gesù che passava: "Ecco l'agnello di Dio!" (Gv 1,36), si è trattato di una indicazione fondamentale per riconoscere in Gesù il Messia. Per l’evangelista Giovanni, il Battista non è soltanto l’ultimo dei grandi Profeti dell’Antico Testamento secondo l’interpretazione dei tre sinottici, ma il testimone autorevole del Verbo di Dio, fatto uomo, e della sua presenza in mezzo a noi.

Nel brano di oggi l’evangelista Giovanni ci riporta la testimonianza resa dal Battista a Gesù, come Messia, che si riassume nell’esclamazione: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”, espressione fatta propria dalla liturgia per accompagnare il gesto dell’ostensione dell’eucarestia all’assemblea prima della comunione. Il punto di partenza di questa affermazione è la sua missione: “Sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”, il cui scopo principale era la manifestazione del messia al popolo d’Israele. Nonostante l’incontro delle rispettive madri, quando entrambi ancora non erano nati, il Battista afferma di non aver mai conosciuto personalmente Gesù e lo ripete per due volte: “Io non lo conoscevo”.  Il riconoscimento avviene per mezzo dello Spirito Santo presente in entrambi: “Ho contemplato lo Spirito discendere e rimanere su di lui”, un incontro quindi che va ben al di là della dimensione interpersonale, a cui facciamo abitualmente riferimento nelle nostre relazioni umane. Per capire di che cosa si tratti, ricordiamo ciò che ha detto Gesù durante l’ultima cena riguardo allo Spirito Santo: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo ci apre ad orizzonti di conoscenza che vanno ben al di là delle percezioni sensoriali elaborati dalla ragione umana. Arriviamo così ai contenuti della sua testimonianza, che riguardano l’identità di Gesù: “questi è il Figlio di Dio”, e la sua missione: “è lui che battezza nello Spirito Santo”. In questa testimonianza il Battista è stato guidato dallo Spirito Santo, soltanto lui poteva fargli riconoscere Gesù e spingerlo a testimoniare chi fosse veramente Gesù. Per conoscere Gesù, amarlo sopra ogni cosa ed accogliere il dono di salvezza di “togliere (nel senso di prendere su di sé) il peccato del mondo!”, bisogna percorrere lo stesso cammino spirituale che ha seguito il Battista, un valore esemplare sempre attuale, come disse Papa Leone XIV ai Cardinali il giorno seguente alla sua elezione: “sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo.” (S. Messa pro ecclesia  del 09/05/2025).

Quando il Battista indica Gesù come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” ci dice che il Messia non sarebbe stato un principe trionfante, accompagnato da successi spettacolari, ma piuttosto il servo sofferente che con la sua morte avrebbe liberato il mondo dal peccato, come lo descrive il profeta Isaia nel famoso “Canto del servo di Jahvè” al capitolo 53,7ss (vedi anche Es 12,7-13). La testimonianza del Battista conferma la natura essenzialmente carismatica del Cristianesimo, qualora qualcuno non l’avesse ancora capito. Senza la docilità allo Spirito e senza lasciarsi condurre dallo Spirito Santo oltre ogni umana capacità di comprensione, non si va da nessuna parte. Basta pensare a che cosa è successo nella vita della Chiesa in questi ultimi sessant’anni, a causa del “fraintendimento del Concilio Vaticano II” (cfr. Benedetto XVI Lettera ai Cristiani d’Irlanda), per un eccesso di razionalità a scapito della dimensione della grazia. Lo Spirito Santo è la garanzia divina della sua testimonianza ed è pure la via maestra per l’esperienza di comunione a cui siamo chiamati e per la trasmissione della fede nel mondo d’oggi. Nessun altro mezzo o strumento sarà tanto efficace senza la potenza dello Spirito di Dio. Questo deve farci riflettere sulla qualità della nostra testimonianza cristiana, quando non riusciamo ad incidere nei cuori degli uomini di oggi, soprattutto in famiglia nell’educazione cristiana dei figli, facendo ricorso ad argomenti poco convincenti, che lasciano il tempo che trovano, trascurando invece la forza dello Spirito Santo e la sua azione, che viene dalla preghiera e dalla lettura della Parola di Dio e dalla vita sacramentale. Niente sarà più incisivo della grazia che proviene dall’azione dello Spirito Santo in ciascuno di noi.

Buona domenica !!!

don Marco Belladelli.


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