| Guido Reni, Incontro tra Gesù e S. Giovanni Battista, 1622 - Napoli |
Ecco
l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
dal vangelo secondo giovanni (1, 29-34).
In
quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello
di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto:
“Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo
conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse
manifestato a Israele».
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Siamo ancora al Giordano in compagnia di Giovanni
Battista, dove il profeta predica e battezza. La sua missione non si è esaurita
in Avvento con la preparazione della venuta del Messia, ma continua anche oggi
come testimone autorevole che ci aiuta ad accogliere nella nostra vita il
mistero del Dio fatto uomo. Quando disse ai suoi discepoli: “fissando lo sguardo su Gesù che passava: "Ecco
l'agnello di Dio!" (Gv 1,36), si è trattato di
una indicazione fondamentale per riconoscere in Gesù il Messia. Per
l’evangelista Giovanni, il Battista non è soltanto l’ultimo dei grandi Profeti
dell’Antico Testamento secondo l’interpretazione dei tre sinottici, ma il
testimone autorevole del Verbo di Dio, fatto uomo, e della sua presenza in
mezzo a noi.
Nel brano di oggi l’evangelista Giovanni ci riporta la
testimonianza resa dal Battista a Gesù, come Messia, che si riassume
nell’esclamazione: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del
mondo!”,
espressione fatta propria dalla liturgia per accompagnare il gesto dell’ostensione
dell’eucarestia all’assemblea prima della comunione. Il punto di partenza di
questa affermazione è la sua missione: “Sono venuto a battezzare
nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”, il cui scopo principale
era la manifestazione del messia al popolo d’Israele. Nonostante l’incontro
delle rispettive madri, quando entrambi ancora non erano nati, il Battista
afferma di non aver mai conosciuto personalmente Gesù e lo ripete per due
volte: “Io
non lo conoscevo”. Il riconoscimento avviene per mezzo dello Spirito
Santo presente in entrambi: “Ho contemplato lo Spirito discendere e rimanere su di
lui”, un
incontro quindi che va ben al di là della dimensione interpersonale, a cui facciamo
abitualmente riferimento nelle nostre relazioni umane. Per capire di che cosa
si tratti, ricordiamo ciò che ha detto Gesù durante l’ultima cena riguardo allo
Spirito Santo: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà
a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà
udito e vi annuncerà le cose future.” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo ci apre ad orizzonti di
conoscenza che vanno ben al di là delle percezioni sensoriali elaborati dalla
ragione umana. Arriviamo così ai contenuti della sua testimonianza, che
riguardano l’identità di Gesù: “questi è il Figlio di Dio”, e la sua missione: “è lui che battezza nello
Spirito Santo”. In questa testimonianza il Battista è stato guidato dallo Spirito
Santo, soltanto lui poteva fargli riconoscere Gesù e spingerlo a testimoniare chi
fosse veramente Gesù. Per conoscere Gesù, amarlo sopra ogni cosa ed accogliere
il dono di salvezza di “togliere (nel senso di prendere su di sé) il peccato del mondo!”, bisogna percorrere lo
stesso cammino spirituale che ha seguito il Battista, un valore esemplare
sempre attuale, come disse Papa Leone XIV ai Cardinali il giorno seguente alla
sua elezione: “sparire perché rimanga Cristo, farsi
piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in
fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo.” (S.
Messa pro ecclesia del 09/05/2025).
Quando il Battista indica Gesù come “l’agnello di Dio, colui
che toglie il peccato del mondo!” ci dice che il Messia non sarebbe stato un principe
trionfante, accompagnato da successi spettacolari, ma piuttosto il servo
sofferente che con la sua morte avrebbe liberato il mondo dal peccato, come lo
descrive il profeta Isaia nel famoso “Canto
del servo di Jahvè” al capitolo 53,7ss (vedi anche Es 12,7-13). La
testimonianza del Battista conferma la natura essenzialmente carismatica del Cristianesimo, qualora
qualcuno non l’avesse ancora capito. Senza la docilità allo Spirito e senza
lasciarsi condurre dallo Spirito Santo oltre ogni umana capacità di
comprensione, non si va da nessuna parte. Basta pensare a che cosa è successo
nella vita della Chiesa in questi ultimi sessant’anni, a causa del “fraintendimento del Concilio Vaticano II”
(cfr. Benedetto XVI Lettera ai Cristiani d’Irlanda), per un eccesso di
razionalità a scapito della dimensione della grazia. Lo Spirito Santo è la
garanzia divina della sua testimonianza ed è pure la via maestra per l’esperienza
di comunione a cui siamo chiamati e per la trasmissione della fede nel mondo
d’oggi. Nessun altro mezzo o strumento sarà tanto efficace senza la potenza
dello Spirito di Dio. Questo deve farci riflettere sulla qualità della nostra
testimonianza cristiana, quando non riusciamo ad incidere nei cuori degli
uomini di oggi, soprattutto in famiglia nell’educazione cristiana dei figli, facendo
ricorso ad argomenti poco convincenti, che lasciano il tempo che trovano,
trascurando invece la forza dello Spirito Santo e la sua azione, che viene dalla
preghiera e dalla lettura della Parola di Dio e dalla vita sacramentale. Niente
sarà più incisivo della grazia che proviene dall’azione dello Spirito Santo in
ciascuno di noi.
Buona domenica !!!
don
Marco Belladelli.
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