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| Anonimo, Adorazione dei Magi, 1550/1600ca; San Gerardo - Monza. |
Solennità dell’Epifania del Signore,
Siamo
venuti dall'oriente per adorare il re.
dal vangelo
secondo matteo (2,1-12)
Nato
Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da
oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire
questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i
capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in
cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così
è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei
davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore.
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Da dove sono sbucati questi misteriosi personaggi che improvvisamente compaiono nella Gerusalemme di duemila anni fa, attirando su di sé le attenzioni di tutta la città? Sorprende soprattutto la ragione della loro presenza, in cerca del re nato da poco: “Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella, e siamo venuti ad adorarlo.” Matteo non aveva motivo per inventarsi la figura dei Magi per due ragioni: 1°: giunti a Gerusalemme sono stati portati davanti ad un personaggio storico, come il re Erode il grande in persona, per avere notizie di “colui che è nato, il Re dei Giudei”. La loro comparsa non è stata un evento marginale, ma ha coinvolto le più alte autorità del tempo; 2°: sono stati indotti ad intraprendere questo viaggio dalla comparsa in cielo di una particolare stella, un segno divino, secondo il modo di pensare del tempo, rivelatore di un grande evento, la nascita del Re dei re, il Signore di tutti i popoli della terra.
I Magi sono venuti fino a Betlemme per adorare
il Bambino Gesù. Essi sono i primi di una lunga e interminabile schiera di
uomini e di donne di ogni lingua, popolo e nazione ad offrire il loro omaggio al
Re dei re, il Figlio del Dio vivente e Signore dell’universo. I Giudei, invece,
pur sapendo tutto del Messia e della sua venuta attraverso le profezie che per
secoli si sono succedute, non si sono mossi di un passo. Dio si è fatto uomo
non soltanto per loro, ma per tutti e l’epifania annuncia che la salvezza
realizzata da Gesù con la sua morte e risurrezione sarà per tutti gli uomini: “quando sarò elevato da
terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
Oggi celebriamo la manifestazione del Figlio di
Dio a tutti gli uomini, come dice S. Paolo, nella seconda lettura: “per rivelazione mi è stato
fatto conoscere il mistero, … che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù,
a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere
partecipi della promessa per mezzo del vangelo” (Ef 3,3.6). Tutti
coloro che cercano Dio, ora lo possono incontrare, perché si è fatto uomo come
noi, per arrivare alla vita e al cuore di tutti. Come può Dio superare i tanti
ostacoli opposti dall’uomo nei suoi confronti, che in molti casi si trasformano
in una vera e propria negazione? Tutto questo “non può nulla contro l'oceano di
misericordia che inonda il nostro mondo” con la venuta di Gesù, dice
Papa Francesco. Come i Magi sono misteriosamente arrivati fino alla grotta di
Betlemme, seguendo la stella, così Dio raggiungerà ogni uomo: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio (Lc
3,6). Noi, “che già lo abbiamo conosciuto
per la fede”, siamo invitati a “contemplare
la grandezza della sua gloria” (Colletta). Dice san Tommaso D’Aquino
nell’inno eucaristico ‘Adoro te devote’:
“Quia te contemplas, totum deficit”, quando ti contemplo tutto viene meno.
Contemplare vuol dire saper stare alla presenza di Dio con umiltà e amore,
senza paura, senza cercare una scappatoia o una via di fuga, ma pienamente
abbandonati al mistero che ci sta davanti per immergerci in esso, attratti
dalla forza dell’amore. Significa fissare il nostro cuore in quello di Dio vivo
e presente a noi, cioè amarlo con tutto noi stessi, più di ogni altra cosa. L’amore
inizia sempre dalla ‘conoscenza’
reciproca e, quando scatta la scintilla del comune interesse, gradualmente si
trasforma in “comunione” sempre più
profonda, orizzonte ultimo della nostra fede, un dono offerto a tutti, perché Dio
non fa preferenza di persone (cfr. At 10,34). Sono i Magi a indicarci l’adorazione
come la via più diretta per giungere a Dio: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e
prostratisi lo adorarono”.
Benedetto XVI ci ricorda che “l’Epifania
manifesta anche il mistero della Chiesa e la sua dimensione missionaria. Essa è
chiamata a far risplendere nel mondo la luce di Cristo, riflettendola in se
stessa come la luna riflette la luce del sole.” (omelia Epifania 2006). Sull’esempio
dei Magi, auguro a tutti di incontrare lungo il cammino della vita il Figlio di
Dio, fatto uomo, e come dei bravi missionari, di riflettere la sua gloria sul
mondo, a cominciare dalle nostre famiglie e dagli ambienti in cui viviamo.
Buona Epifania!
don Marco Belladelli.

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