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| Annibale Carracci (?) Sacra Famiglia, 1530 Galleria Borghese - Roma |
Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e
Giuseppe
Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto
Dal Vangelo secondo Matteo (2, 13-15. 19-23).
I Magi erano appena partiti, quando un angelo
del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il
bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode
infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino
e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode,
perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre
ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea
regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito
poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una
città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo
dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno». Parola del Signore
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Il Natale è diventato nel corso del tempo anche festa della Famiglia più per ragioni culturali e sociali, che non per una diretto collegamento del mistero dell’incarnazione con questa particolare istituzione umana. E’ stato Papa Benedetto XV a istituire questa festa liturgica nel 1921 e ad estenderla a tutta la Chiesa. La santa Famiglia di Nazareth diventa così il modello delle famiglie cristiane, l’esempio a cui ispirarsi per affrontare la crescente complessità del vivere in famiglia, difficoltà trasformatesi oggi in una vera e propria crisi. Nonostante tutte le problematiche sociali, culturali e di costume ad essa connesse, la Chiesa continua a considerare la famiglia il luogo privilegiato per l’incontro con il Signore Gesù, il Dio fatto uomo, e per l’educazione alla fede delle giovani generazioni. Il benessere e la stabilità della famiglia contribuiscono pure ad un armonico ed equilibrato sviluppo della società umana in genere.
La Santa Famiglia di Nazareth si presenta a noi in tutta la sua unicità e particolarità per la presenza di Gesù. Maria e Giuseppe, nel gravoso compito, del tutto unico, di custodirlo, crescerlo ed educarlo devono continuamente fare i conti con la loro personale fedeltà a Dio e al progetto divino per il quale sono stati scelti, cioè l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua progressiva manifestazione al mondo. In questa non facile missione sono aiutati dall’osservanza della Legge e dalla reciproca lealtà. Ogni giorno si sostengono l’un l’altra nella comune e piena disponibilità alla volontà divina, secondo quello che Maria disse all’Arcangelo Gabriele in occasione dell’annunciazione: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Nell’episodio evangelico proposto oggi dalla liturgia, per due volte viene ordinato a Giuseppe: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre ...”, il quale, senza batter ciglio, esegue l’ordine divino ricevuto. Soltanto in occasione del ritorno dall’Egitto, nella decisione di stabilirsi a Nazareth, si percepisce una sua personale iniziativa, sempre però in sintonia con la missione che gli era stata affidata, e cioè di essere il custode di Gesù, fin quando, diventato adulto, non fosse stato in grado di badare a se stesso. Vediamo così anche in Giuseppe lo stesso “fiat” di Maria, completamente sottomessa al Figlio di Dio, prima ancora di generalo nel suo grembo verginale. Lo Sposo della Vergine ci appare sempre più come l’uomo totalmente espropriato della sua libertà individuale e pienamente consegnato a Dio e alla sua volontà, caratteristica propria dell’animo di tutti coloro che Dio sceglie per la sua missione salvifica. Questo è il mistero che ci consegna la santa Famiglia di Nazareth. Un legame nel nome di Dio, molto più fondamentale di quanto possa risultare la semplice comunione sentimentale e morale, la cui dissoluzione è oggi alla base del fallimento di tanti matrimoni e delle sofferenze che ne derivano per i coniugi, i figli e tutti i familiari.
Impariamo anche noi a mettere Dio al
centro delle nostre relazioni familiari. La preghiera comune e l’ascolto della
‘Parola’ ravvivano la fede, la speranza e la carità di tutti membri della
famiglia, generano la forza necessaria a superare tutte le difficoltà e a
vivere nel rispetto reciproco e in pace con Dio. Torniamo a pregare insieme in
famiglia e a pregare gli uni per gli altri. Senza aver la presunzione di
offrire ricette che risolvono tutti i problemi, la preghiera comune in famiglia
e la reciproca fedeltà dei coniugi sono i punti fermi per prevenire crisi di
copia e conflitti familiari che poi evolvono in rotture irreparabili.
Ancora buon Natale e buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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