giovedì 13 dicembre 2012

Il Vangelo della salute del 16/12/2012

Valentin de Boulogne, San Giovanni Battista - 1628 - Santa Marina in via, Camerino
III Domenica di Avvento, “C”
E noi che cosa dobbiamo fare?
 Dal Vangelo secondo Luca   (3,10-18).
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. Parola del Signore.
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Questa Domenica in molte Chiese vedrete il celebrante vestito di rosa. Non è un cedimento alla cultura modaiola dei nostri giorni, ma un segno attraverso il quale la liturgia ci annuncia la prossimità del Natale. Il rosaceo è il colore dell’alba che precede la luce del giorno. Il contesto di gioiosa esultanza per questa vicinanza, evocato anche dalla prima e dalla seconda lettura, contrasta con la severità di Giovanni Battista. Per tre volte categorie diverse di persone gli chiedono: “Che cosa dobbiamo fare?”.  La sua risposta è un fermo invito a prendere coscienza della necessità di una vera conversione, fatta di rottura con il passato e di scelte di vita altrettanto coraggiose. Nessuno è escluso dal suo ammonimento, perché tutti hanno qualcosa da cambiare nella loro vita. In sintonia con i grandi profeti dell’Antico Testamento ci ricorda che la vera religione si riflette in una vita retta, onesta e misericordiosa verso i poveri. Sorprende che il suo monito raggiunga categorie solitamente refrattarie alla religione come i pubblicani e i soldati, persone disincantate e senza particolari scrupoli morali. In lui opera la potenza dello Spirito Santo, purtroppo spesso assente nelle alchimie pastorali messe a punto dalle nostre parrocchie e diocesi. Ogni Domenica intorno all’altare del Signore ci chiediamo che cosa dobbiamo fare per la nostra salvezza, perché l’Avvento rappresenti una tappa significativa della nostra elevazione spirituale. La risposta del Battista è la stessa di duemila anni fa: misericordia verso i poveri e i bisognosi, integrità morale e sobrietà di vita. E’ un paradigma ancora coniugabile oggi?
Non è il momento né il luogo per complesse analisi di tipo psico-sociologico e culturale, molto spesso utili soltanto per una auto giustificazione, che per vere prospettive di novità e di speranza. Torna allora la domanda: che dobbiamo fare? Dobbiamo forse diventare tutti degli eremiti come il Battista? E poi chi lo manda avanti il mondo? Questo è l’uomo moderno e questo è il tempo in cui si vive. Quando poi questi temi della deriva morale dell’uomo di oggi assurgono agli onori della cronaca, perché trovano nel Papa un autorevole interprete, sorprende la meraviglia dell’opinione pubblica, come se si parlasse di cose dell’altro mondo. L’ 8 Dicembre di qualche anno fa, in occasione dell’omaggio alla Madonna in piazza di Spagna, nella sua preghiera a Maria, Benedetto XVI chiese:
Dacci il coraggio di dire "no" agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all’ipocrisia, all’egoismo e alla violenza. "No" al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. "Sì" a Cristo, che distrugge la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore. Noi sappiamo che solo cuori convertiti all’Amore, che è Dio, possono costruire un futuro migliore per tutti.”.
A chi si riferisce il Papa quando parla di inganni del potere, di guadagni disonesti, di corruzione, ipocrisia, egoismo e violenza? Certo non a noi! Finché continueremo a negare di essere in qualche modo responsabili dell’emergenza morale dei nostri giorni, dove quello che conta è soltanto il tornaconto personale, dove l’unico criterio che regola le relazioni umane diventa l’interesse economico, dove non c’è spazio per la misericordia, perché il povero è una minaccia alla mia sicurezza e mi limito ad incontrarlo sui cartelloni della Caritas, liquidandolo con una offerta, che a me non sconvolge la vita e a lui non risolve i problemi, vuol dire che il monito di Giovanni Battista non ci ha nemmeno sfiorato. Lui non è il Messia, è soltanto un Profeta. Aspettiamo il vero Messia e vedremo se lui riuscirà, là dove è fallito il Battista. La festa annunciata oggi dalla liturgia è per coloro che hanno accolto l’invito del Battista, hanno riconosciuto i segni della presenza del Signore e sono pronti ad accoglierlo come “un salvatore potente” (Sof 3,17). Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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