venerdì 11 settembre 2026

Il Vangelo della salute del 13/09/2026

Domenico Fetti, Il servo senza pietà, collezione privata

XXIV Domenica  del Tempo Ordinario, “A”

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (18, 21-35).
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Parola del Signore.

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Il brano evangelico di oggi fa ancora parte del discorso sulla vita della comunità cristiana. Dal tema della correzione fraterna passiamo a quello del perdono. E’ Pietro stesso che chiede: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. La disponibilità dell’apostolo è già più del doppio di quello che normalmente concedevano i maestri della legge, i quali non andavano oltre le tre volte. Il  “settanta volte sette” di Gesù appare immediatamente come qualcosa di spropositato e di umanamente improponibile. Tutti numeri che richiamano il passo della Genesi, nel quale però si parla di vendetta: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette.” (Gen 4,24), mentre il nostro testo parla di perdono. Se volessimo trovare un punto di incontro tra i due riferimenti biblici, non potrebbe che essere il proverbio: “la miglior vendetta è il perdono”.

Per giustificare un’affermazione tanto paradossale, Gesù racconta una nuova parabola, introdotta con il solito termine di paragone che abbiamo già incontrato al cap. 13: “il regno dei cieli è simile a …”, perché non perdiamo mai di vista l’orizzonte a cui tendiamo come singoli e come comunità di discepoli di Gesù. Il racconto è abbastanza semplice e lineare. Si articola in tre scene e si concentra su due personaggi, il re e il servo super-debitore. Per avere un’idea di quali cifre si parli nella parabola, considerate che a quel tempo con un talento si compravano 35 Kg di oro, valore che moltiplicato per 10.000 ci dà l’esatta dimensione del debito. Sorprendentemente il re-padrone condona tutto il debito, senza condizioni, né contropartite. In seguito il super-debitore fa mettere in carcere un suo pari, che gli doveva 100 denari. Un denaro era il prezzo di una giornata di lavoro, in tutto quindi poco più di tre mensilità dello stipendio medio di un operaio, cifra davvero irrisoria, se paragonata al valore dei 10.000 talenti. Informato dell’accaduto, il re punisce duramente il super-debitore per non “aver avuto pietà del tuo compagno”. E per focalizzare meglio il messaggio, Gesù aggiunge: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. Quando Matteo afferma che il re-padrone “ebbe compassione di quel servo”, usa lo stesso termine con il quale Luca ci parla della compassione del Padre misericordioso nella più famosa parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15,20). Soltanto l’infinita misericordia di Dio sta a fondamento di un gesto tanto magnanimo, quale la remissione di un debito tanto grande da essere assolutamente insolubile. Di fronte alla nostra riluttanza al perdono, Gesù ci costringe a considerare la dimensione del debito che ciascuno di noi ha nei confronti di Dio. S. Paolo ci ricorda che siamo stati riscattati al caro prezzo della passione e morte in croce del Figlio di Dio (cfr. 1Cor 6,20). Se non comprendiamo questo mistero di misericordia, per il quale ci sono continuamente perdonati i nostri peccati in una misura per noi impossibile da ricambiare, è inutile che stiamo a disquisire rancorosamente sui grandi e piccoli torti ricevuti. 

Buona Domenica!

don Marco Belladelli.

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