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| Peter Wever, Abbraccio |
XXIII Domenica del Tempo Ordinario, “A”
Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (18, 15-20).
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te
e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non
ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta
sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla
comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e
il
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Parola del Signore.
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Il brano odierno fa parte del quarto discorso inserito da san Matteo nel suo vangelo, nel quale sono raccolti insegnamenti riguardanti “La vita della Comunità”. Nella seconda parte del suo vangelo Matteo parla spesso della Chiesa e delle sue caratteristiche, la descrive come la Comunità escatologica, cioè la comunità raccolta fraternamente attorno a Gesù risorto, che continua la sua missione nella storia e vive in costante attesa del suo ritorno. Per superare difficoltà, disagi e contrasti che insorgono nella vita di relazione, Gesù ricorda che i rapporti tra discepoli devono essere improntati alla carità reciproca, secondo il suo esempio e come lui stesso ci ha insegnato. D’altra parte, più ci si avvicina a Gerusalemme, cioè ai giorni della sua passione morte e risurrezione, più si acuisce la polemica tra la Sinagoga, cioè il popolo d’Israele, e la Chiesa, la nuova Comunità di coloro che hanno creduto in Gesù, fino alla loro definitiva separazione che avverrà con il Concilio di Gerusalemme (Atti 15,1-29).
Il discorso inizia (Mt 18,1) con una domanda dei discepoli su chi fosse
il più grande nel regno dei cieli e dopo aver indicato i bambini come modello e
misura del regno di Dio, Gesù parla dei “piccoli”, cioè i deboli nella
fede, che non devono essere scandalizzati, ma sostenuti, perché al centro
dell’attenzione di Dio Padre. Anche il nostro brano, noto come “la correzione fraterna”, in cui Gesù dice cosa
fare per la conversione di un fratello che commette una colpa, va letto nella
stessa prospettiva della sollecitudine di Dio Padre per i piccoli e i fragili,
che non devono andare perduti. Nel processo di riconciliazione sono previsti
tre gradi di intervento, il primo a tu per tu, per evitare lo scandalo
pubblico; un secondo alla presenza di due o tre testimoni, per accrescere
l’autorità censoria nei confronti di chi ha sbagliato; e quindi il
coinvolgimento della “comunità”, cioè della “Chiesa”, a cui il Signore Gesù ha
trasmesso il suo stesso potere di “legare e di sciogliere” (cfr. Mt 16,19). Dalla
comune fede nel Signore Gesù, ragione e fondamento della fraterna comunione di
vita tra i discepoli, scaturiscono anche nuove relazioni umane, che superano i rapporti
affettivi, sociali e gli stessi rapporti di sangue, oltre ogni forma di
discriminazione e marginalità. Dalla comunione di fede nel Signore nasce la nuova Famiglia umana dalle
dimensioni universali, nella quale Dio è l’unico Padre e tutti gli uomini e le
donne sono uguali in dignità e fratelli fra di loro. Chiamarsi “fratello e sorella” tra cristiani significa quindi
condividere questo mistero di comunione e la prospettiva di una assoluta novità
relazionale tra tutti gli uomini. Questa comunione diventa anche la ragione per
la quale non si può rimanere indifferenti davanti agli “errori”
di un fratello o di una sorella, non per il moralismo bigotto di chi tende ad
intromettersi negli affari altrui, ma perché è Gesù stesso che chiede di fare
tutto il possibile per “guadagnare il mio fratello” al pentimento e alla
conversione, prima di considerarlo alla stregua di un “pagano o pubblicano”, secondo la logica di
andare alla ricerca della pecora smarrita (18,12-14). Del resto, come afferma
il Concilio Vaticano II (cfr. Lumen Gentium n.1), la Chiesa è nel mondo
segno dell’unità di tutto il genere umano e la correzione fraterna tra
cristiani esige, come pre-condizione spirituale e morale assolutamente
indispensabile, sia per il fratello che commette la colpa, sia per chi corregge,
la stessa adesione incondizionata alla Parola di Gesù. Senza questa base comune
di riferimento e la disposizione di un comune atteggiamento di umiltà, non sarà
possibile ricondurre alla conversione il fratello che sbaglia. Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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