venerdì 4 settembre 2026

Il Vangelo della salute del 06/09/2026

Peter Wever, Abbraccio 

XXIII Domenica del Tempo Ordinario, “A”

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (18, 15-20).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il

pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Parola del Signore.

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Il brano odierno fa parte del quarto discorso inserito da san Matteo nel suo vangelo, nel quale sono raccolti insegnamenti riguardanti “La vita della Comunità”. Nella seconda parte del suo vangelo Matteo parla spesso della Chiesa e delle sue caratteristiche, la descrive come la Comunità escatologica, cioè la comunità raccolta fraternamente attorno a Gesù risorto, che continua la sua missione nella storia e vive in costante attesa del suo ritorno. Per superare difficoltà, disagi e contrasti che insorgono nella vita di relazione, Gesù ricorda che i rapporti tra discepoli devono essere improntati alla carità reciproca, secondo il suo esempio e come lui stesso ci ha insegnato. D’altra parte, più ci si avvicina a Gerusalemme, cioè ai giorni della sua passione morte e risurrezione, più si acuisce la polemica tra la Sinagoga, cioè il popolo d’Israele, e la Chiesa, la nuova Comunità di coloro che hanno creduto in Gesù, fino alla loro definitiva separazione che avverrà con il Concilio di Gerusalemme (Atti 15,1-29).

Il discorso inizia (Mt 18,1) con una domanda dei discepoli su chi fosse il più grande nel regno dei cieli e dopo aver indicato i bambini come modello e misura del regno di Dio, Gesù parla dei “piccoli”, cioè i deboli nella fede, che non devono essere scandalizzati, ma sostenuti, perché al centro dell’attenzione di Dio Padre. Anche il nostro brano, noto come “la correzione fraterna”, in cui Gesù dice cosa fare per la conversione di un fratello che commette una colpa, va letto nella stessa prospettiva della sollecitudine di Dio Padre per i piccoli e i fragili, che non devono andare perduti. Nel processo di riconciliazione sono previsti tre gradi di intervento, il primo a tu per tu, per evitare lo scandalo pubblico; un secondo alla presenza di due o tre testimoni, per accrescere l’autorità censoria nei confronti di chi ha sbagliato; e quindi il coinvolgimento della “comunità”, cioè della “Chiesa”, a cui il Signore Gesù ha trasmesso il suo stesso potere di “legare e di sciogliere” (cfr. Mt 16,19). Dalla comune fede nel Signore Gesù, ragione e fondamento della fraterna comunione di vita tra i discepoli, scaturiscono anche nuove relazioni umane, che superano i rapporti affettivi, sociali e gli stessi rapporti di sangue, oltre ogni forma di discriminazione e marginalità. Dalla comunione di fede nel Signore nasce la nuova Famiglia umana dalle dimensioni universali, nella quale Dio è l’unico Padre e tutti gli uomini e le donne sono uguali in dignità e fratelli fra di loro. Chiamarsi “fratello e sorella” tra cristiani significa quindi condividere questo mistero di comunione e la prospettiva di una assoluta novità relazionale tra tutti gli uomini. Questa comunione diventa anche la ragione per la quale non si può rimanere indifferenti davanti agli  “errori” di un fratello o di una sorella, non per il moralismo bigotto di chi tende ad intromettersi negli affari altrui, ma perché è Gesù stesso che chiede di fare tutto il possibile per “guadagnare il mio fratello” al pentimento e alla conversione, prima di considerarlo alla stregua di un “pagano o pubblicano”, secondo la logica di andare alla ricerca della pecora smarrita (18,12-14). Del resto, come afferma il Concilio Vaticano II (cfr. Lumen Gentium n.1), la Chiesa è nel mondo segno dell’unità di tutto il genere umano e la correzione fraterna tra cristiani esige, come pre-condizione spirituale e morale assolutamente indispensabile, sia per il fratello che commette la colpa, sia per chi corregge, la stessa adesione incondizionata alla Parola di Gesù. Senza questa base comune di riferimento e la disposizione di un comune atteggiamento di umiltà, non sarà possibile ricondurre alla conversione il fratello che sbaglia.  Buona Domenica!  

don Marco Belladelli. 

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