venerdì 22 maggio 2026

Il Vangelo della salute del 24/05/2026

Anonimo, Pentecoste, S. Maria del suffragio - L'Aquila  

Solennità di Pentecoste “A”

S. Messa della vigilia

Sgorgheranno fiumi di acqua viva

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (7,37-39).
 Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. Parola del Signore.

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S. Messa del giorno

Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi:

ricevete lo Spirito Santo

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI  (20, 19-23).
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno

perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Parola del Signore. 

 La solennità di Pentecoste meriterebbe ben altro risalto liturgico e pastorale. Penso per esempio al clima di attesa che si crea con la novena del Natale, all’intensità spirituale con cui ci si prepara a vivere la Pasqua. Purtroppo la riforma liturgica ha privato questa festa anche dell’ottava, cioè di solennizzarne la celebrazione negli otto giorni successivi, come avviene per la Pasqua e per il Natale. Di fatto molti cattolici la confondono con una qualsiasi Domenica dell’anno liturgico e lo Spirito Santo rimane per gran parte dei cristiani il Dio sconosciuto, come lo definiva uno dei più grandi teologi del XX secolo, Hans Urs Von Balthasar, elevato alla dignità cardinalizia da san Giovanni Paolo II pochi giorni prima di morire.  Quando parliamo dello Spirito Santo, parliamo del mistero stesso di Dio: lo Spirito Santo è la terza Persona della SS. Trinità e non una delle tante devozioni della spiritualità cristiana. La genericità del titolo (nel senso che ‘Spirito Santo’ lo si può dire anche del Padre e del Figlio), non giustifica la poca considerazione per la sua realtà e per l’importanza del suo intervento nella storia della salvezza, assolutamente fondamentali nel momento della creazione, della redenzione universale e per la nostra esperienza di fede. Per  ovviare a questa situazione si dovrebbe cominciare con il dare molto più rilievo alla fase di preparazione della celebrazione di Pentecoste e magari reintrodurre pure l’ottava, successiva alla festa, come per la Pasqua e il Natale.

Il brano evangelico della liturgia del giorno ci riporta al giorno di Pasqua: “sera di quello stesso giorno, il primo della settimana”. Le promesse fatte nei discorsi d’addio durante l’ultima cena, si realizzano il giorno di Pasqua nel cenacolo, quando il Signore risorto soffia sugli apostoli e dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo”. Il dono dello Spirito è dato per continuare la stessa missione di salvezza iniziata da Gesù e culminata nella risurrezione.  

All’inizio della creazione Dio Padre aveva soffiato l’alito di vita nelle narici dell’uomo (Gen 2,7), ora il Cristo risorto, il nuovo Adamo, alita su gli Apostoli e dona lo Spirito Santo per dare inizio alla creazione della nuova umanità, libera dal peccato e da tutte le sue conseguenze e soprattutto partecipe della sua stessa vita di risorto. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”: la Chiesa ha visto in queste parole il fondamento del sacramento della penitenza, attraverso di esse Gesù conferisce ai discepoli il potere divino di perdonare i peccati (cfr. Mc 2,5), che lui stesso aveva esercitato nel suo ministero. Lo Spirito Santo ci è donato perché ogni uomo creda che Gesù è il Figlio di Dio, venuto nel mondo, e perché credendo tutti “abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Non c’è niente che possa arrestare l’azione dello Spirito, la sua opera la si riconosce quando il semplicemente umano si trasforma in qualcosa di “eroico”, assumendo le caratteristiche della carità divina, cioè all’offerta della vita per l’atto d’amore più grande possibile (cfr Gv 15,13), in tutto simile a quello di Gesù per ciascuno di noi. Penso ai tanti fratelli e sorelle che quotidianamente in ogni parte del mondo fanno dell’amore di Gesù il paradigma della loro vita, umilmente, in silenzio. Del resto, come disse Gesù a Nicodemo: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,8) ieri, oggi e per sempre. Invochiamo insieme il dono della Spirito su noi, le nostre Famiglie, la Chiesa e il mondo intero:

Veni, creator Spiritus, mentes tuorum visita,

imple superna gratia quae tu creasti pectora.

Vieni, Spirito creatore, visita le menti dei tuoi fedeli

e riempi delle tua grazia divina i cuori che tu hai plasmato!

Buona Pentecoste a tutti, oggi e sempre!

don Marco Belladelli.

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