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| Volto Santo di Manopello |
VI Domenica di Pasqua “A”
Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
(14, 15-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete
i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito
perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non
può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli
rimane presso di voi e sarà in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Parola del Signore.
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Oggi Gesù annuncia il dono dello Spirito Santo, compimento della Pasqua ed un evento altrettanto sorprendente e importante per la salvezza dell’umanità. In cambio chiede ai discepoli di amare come lui ci ha amato, fino alla fine. L’esperienza cristiana è essenzialmente carismatica, nel senso che è tutta segnata dalla presenza e dall’opera dello Spirito Santo, senza del quale si ridurrebbe a mera e vuota formalità. Con il dono dello Spirito Santo l’umanità, come il figliol prodigo, ritrova la via del ritorno alla casa del Padre, fino alla professione di fede nel Dio creatore e salvatore. Senza lo Spirito, dopo la Pasqua i discepoli con le loro paure sarebbero tornati ciascuno a casa propria, come stavano per fare i discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13ss), e la Chiesa non avrebbe visto la luce. Con il dono dello Spirito Santo si realizza invece la profezia di Gesù: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
L’annuncio del distacco di Gesù provoca nei discepoli
uno scoramento, come se tutto dovesse finire. Attraverso l’osservanza dei
comandamenti, Gesù li invita ad avere fede
e ad amare come lui ci ha insegnato, per mezzo del dono dello Spirito Santo da
parte del Padre, quale unica e concreta via di salvezza per tutti. L’effusione
dello Spirito Santo porta a compimento il piano di salvezza di Dio, iniziato
con la creazione e la redenzione. Il brano odierno è la prima delle cinque
volte in cui Gesù durante l’ultima cena
parla dello Spirito Santo per
annunciarne la venuta e descriverne l’azione specifica. Gesù stesso
prega il Padre perché mandi lo Spirito. Paràclito significa Consolatore, letteralmente avvocato difensore, non tanto nel senso giuridico
del termine, ma di colui che ci assiste e ci aiuta, l’esatto opposto di satana, l’avversario. Mentre satana, dopo averci tentato e
fatto cadere nel peccato, ci accusa davanti a Dio della nostra infedeltà, il Paràclito si comporta esattamente al
contrario, prende le nostre difese, secondo la logica della divina
misericordia, e viene “per rimanere con voi per sempre”. Oltre a soccorrerci
nelle difficoltà e a sostenerci nelle debolezze e nell’infermità, facendosi
garante della nostra fedeltà davanti a Dio, nel “rimanere con voi per
sempre”
diventa il tramite per la comunione con Gesù e con il Padre. Ecco che cosa
significa il “non vi lascerò orfani, verrò da voi” del v. 18. Più avanti Gesù
lo chiamerà: “lo Spirito della verità”, sempre in opposizione al diavolo, la cui peculiarità è di
essere il
principe della menzogna, colui che inganna, manipola e stravolge il valore e
il significato della realtà. Questa è anche la ragione per cui il mondo non può
ricevere e nemmeno vedere e riconoscere lo Spirito di Dio. Soltanto chi crede
potrà riconoscerlo nell’esperienza viva della presenza di Gesù ed essere
guidato alla verità tutta intera. Oltre a dimorare in noi e a non farci sentire
orfani, lo Spirito ci introduce alla vita di comunione piena con il Figlio e
con il Padre, che concretamente significa imparare ad amare come Gesù ci ha
amato. Mi spiego con un esempio: quando lavoravo in Ospedale ho incontrato un
ragazzo che non dimenticherò mai, non aveva ancora trent’anni e per lui non
c’era più niente da fare. Come tanti altri ragazzi della sua età, nell’adolescenza
aveva abbandonato la Chiesa per vivere a pieni polmoni la sua umanità e tutto
quello che la vita gli offriva. Ora è lui a cercarmi, mi accoglie con una gioia
che mi imbarazza, come se vedesse Gesù in persona. La grave patologia di cui
soffre gli impedisce di parlare. Scrive con frenesia su qualsiasi pezzo di
carta gli capiti in mano. Mi chiede di aiutarlo ad incontrare Dio e
nient’altro, perché ha capito che soltanto Lui può dargli pace e senso a quanto
sta vivendo. L’ultima volta che lo vidi, ricoverato in un hospice, lo riconobbi
a mala pena, tanto il suo volto era sfigurato dalla malattia, un calice amaro bevuto
fino all’ultima goccia. Da dove gli è venuto quel desiderio di Dio? Chi gli ha
aperto il cuore? Chi gli ha dato la forza di non ribellarsi, ma di offrire la
sua vita come un atto di amore per la sua famiglia, per chi l’aveva amato, per
gli amici … ?
“O Santo Spirito,
vieni nel mio cuore, con la tua potenza attiralo a te, o Dio e concedimi carità
con timore …” (S. Caterina da
Siena). Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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