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| Marc Chagal, I dieci comandamenti, Knesset, Gerusalemme |
VI Domenica del tempo Ordinario “A”
Così fu detto agli antichi: ma io dico a voi ...
dal vangelo secondo matteo (5, 17-37).
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad
abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno
compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,
non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia
avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà
agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi
invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei
cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e
dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
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Con le prime tre antitesi del ‘discorso della montagna’: “Avete inteso che fu detto agli antichi … Ma io vi dico … ”, riguardanti tre comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non dire il falso, proposte oggi dal testo evangelico della liturgia, Gesù entra nel merito della novità del regno di Dio, rispetto all’antico testamento. Le antitesi sono precedute da tre affermazioni, che definiscono i criteri per la retta interpretazione del nuovo messaggio evangelico, la prima si riferisce al significato della sua missione: “sono venuto … a dare pieno compimento” in riferimento all’alleanza di Dio con il popolo e tutta l’umanità; la seconda alla validità perenne della legge antica che, istituita da Dio stesso, esige una scrupolosa osservanza anche dai discepoli del regno di Dio: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti … Chi invece li osserverà e li insegnerà …”; infine questo nuovo insegnamento esige una “giustizia”, cioè una rettitudine morale-religiosa, superiore a quella degli scribi e dei farisei. Tutte e tre queste affermazioni indicano che la fede cristiana rispetto all’ebraismo va intesa come un “compimento”, cioè come una maggiore radicalità, rispetto a quanto finora richiesto ad Israele.
La venuta di Gesù è da considerare come una straordinaria novità nella
prospettiva del compimento delle promesse antiche e non dell’abolizione di
qualcosa che ha già fatto il suo tempo. La storia del popolo d’Israele e il suo
patrimonio spirituale rimarranno un valore e una ricchezza anche per il nuovo
popolo di Dio, fino alla fine dei tempi, ma nel “io vi dico” delle antitesi, Gesù manifesta tutta la sua autorità
divina e l’esigenza di una purezza di cuore davanti a Dio, che non ha nulla a
che vedere con la giustizia dei maestri delle legge e con il loro insegnamento,
nel quale si limitavano ad indicare il comportamento più o meno corretto. Nel
contenuto delle antitesi vediamo infatti che Gesù non ha annacquato il
messaggio dei comandamenti con una lettura più accomodante, ma lo ha
radicalizzato. Per capire che cosa significa “compimento”, vi consiglio di leggere
il percorso spirituale di Eugenio Zolli nell’autobiografia autorizzata (Prima dell’alba, ed. San Paolo, 2004 MI), già
rabbino capo della sinagoga di Roma. Ciò che lo ha portato ad abbracciare la
fede cristiana, è stato il riconoscere in Gesù colui che ha portato a
compimento le promesse antiche. Come testimoniato da Mc 7,1ss, l’uso rabbinico
della Legge arrivava addirittura a stravolgere il senso originale del mandato,
e l’impegno morale del pio israelita faceva riferimento al ristretto orizzonte
familiare, mentre ora con il compimento, l’orizzonte è quello universale, dove
il “proprio fratello” (5,22) diventa qualsiasi
uomo che incontri sul tuo cammino (vedi Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, vol. 1°, pagg. 140ss.). L’affermazione che esige
una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei: “se la vostra giustizia non
supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”, considera la giustizia
farisaica senza valore. Se, come è stato detto in precedenza ai vv. 13 e 14,
noi siamo il sale della terra e la luce del
mondo,
non lo siamo per qualità proprie, ma in forza del dono dello Spirito Santo, è
lui ha renderci capaci di questa giustizia superiore, a darci la forza di
andare verso il compimento, oltre ogni limite umano. Quello che Gesù tratteggia
nel discorso
della montagna è il profilo di una nuova umanità, plasmata dallo Spirito a immagine e somiglianza di
Gesù. Fuori da questa orizzonte inevitabilmente ricadremo nell’errore commesso
dagli scribi e dai farisei, quello cioè di trovare una via d’uscita per
sentirci a posto in coscienza. La Legge allora, come dice San Paolo non servirà
a salvarci, ma a mettere in evidenza la nostra manchevolezza: “Se infatti fosse stata
data una Legge capace di dare la vita, la giustizia verrebbe davvero dalla
Legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il
peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù
Cristo”
(Gal 3,21-22). Dopo queste considerazioni di carattere introduttivo, lascio a ciascuno
dei miei lettori l’impegno di confrontarsi con i contenuti dei tre comandamenti
rivisitati da Gesù: non uccidere, non commettere adulterio e non dire falsa
testimonianza. Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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