Voi
siete la luce del mondo.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Parola del Signore.
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Il brano di oggi è il proseguimento del cosiddetto “discorso della montagna”, introdotto dalle beatitudini. Posto all’inizio del
ministero pubblico di Gesù, si tratta di una raccolta redazionale di Matteo,
nella quale sono presentati vari aspetti del regno dei cieli. Se il primo sintetico
annuncio della ‘buona novella’: “Convertitevi, perché il
regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17), poteva dar adito a qualche
fraintendimento circa il messaggio di Gesù, la lunga e articolata esposizione dei
tre capitoli 5°, 6° e 7°, che compongono questo discorso, permette di
comprendere tutta la novità del regno di Dio, esplicitandone i contenuti, l’atteggiamento
con cui accoglierli, il cammino da seguire per essere fedeli, l’orizzonte e la
meta da raggiungere.
Gesù non si confonde con uno dei tanti profeti del
passato e non vuole essere scambiato nemmeno con un rivoluzionario iconoclasta
che distrugge tutto per non cambiare nulla, o con l’imbonitore di turno che
promette, illude e alla fine delude. “Non sono
venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17), cioè portare a
compimento l’alleanza che Dio ha iniziato con il popolo eletto. Gesù è il nuovo
Mosè che per mezzo della sua Parola e della sua azione realizza la salvezza di
Dio per l’uomo. La sua quindi non è una nuova filosofia, neppure una semplice
dottrina morale e tanto meno una illusoria promessa, ma un evento concreto
sempre presente ed attuale per chi lo voglia ascoltare, incontrare e accogliere. A chi accetta di seguirlo è
richiesto di mettersi in gioco totalmente, senza riserve, per avere il
centuplo, cioè la vita vera e definitiva. All’inizio del ministero pubblico
Gesù è stato presentato come una luce che squarcia le tenebre (cfr. 4,12ss).
Ora anche ai suoi discepoli Gesù dice di essere sale della terra e luce del
mondo, egli si rivolge a coloro che in precedenza ha detto “beati!”, cioè: voi poveri,
voi afflitti, voi miti, voi affamati di giustizia, voi misericordiosi, voi puri
di cuore, voi operatori di pace, voi perseguitati di giustizia, voi insultati e
perseguitati per causa mia … Paradossalmente, prima ancora di indicare con chiarezza
quali sono le condizioni per entrare nel regno di Dio, ai discepoli Gesù dice: “beato, … sale della terra,
… luce del mondo” soltanto per essersi
avvicinato a lui per ascoltarlo. Non si è mai raggiunti per caso dall’annuncio
del regno di Dio e davanti alla Parola di Dio non si è mai dei semplici
presenzialisti curiosi o occasionali. Nel momento in cui “ascoltiamo” siamo già compresi tra
coloro che danno sapore a questa nostra storia e luce a questo mondo. L’ascolto
è già evento di salvezza che dispone alla fede, è già accoglienza del regno dei
cieli, è già comunione con Dio. Una seconda domanda: come facciamo oggi a dare
sapore alla terra e illuminare il momento storico che stiamo vivendo? Se cerco
di vedere chi sono oggi quei poveri, afflitti, miti, affamati di giustizia,
misericordiosi, puri di cuore e via dicendo che rendono possibile la presenza
di Dio in mezzo a noi, mi passano davanti agli occhi i volti di tante persone
incontrate nella mia vita, soprattutto negli anni del ministero in ospedale,
che hanno saputo umilmente amare, soffrire e lasciare questa mondo, credendo e
sperando in Colui che li ha amati fino al sacrifico della croce. Sono loro il
sale della terra e la luce che illumina il cammino dell’umanità e scongiurano
il pericolo di precipitare nell’abisso della perdizione a causa dell’infedeltà
di chi, sopraffatto dalla tentazione della ricchezza, del piacere, del potere e
di percorrere le solite “strade che non portano mai a niente”, come cantava un famoso gruppo
musicale degli anni sessanta, non servono più a nulla per la causa del regno di
Dio e come il sale che perde il sapore, sono gettati via e calpestati. Se
nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dei santi misteri assaporiamo la
realizzazione di questo evento di salvezza per noi e per gli altri, vuol dire
che stiamo diventando luce del mondo e sale della terra per la gloria di Dio e
non per nostro vantaggio. Buona domenica!
don Marco Belladelli

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