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Paolo Veronese, Le nozze di Cana (particolare) - 1563 - museo del Louvre - Parigi. |
XXII Domenica del tempo Ordinario “C”
Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Dal Vangelo secondo Luca (14, 1. 7-14).
Avvenne che
un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi
stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché
non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui
venga a dirti: “Cèdigli il posto!”.
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Parola del Signore.
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Nonostante la durezza dello scontro con i farisei, Gesù ha degli estimatori anche tra di loro, tanto che uno di loro lo invita a pranzo di sabato, dopo la preghiera in sinagoga. Il sabato è il giorno del riposo e dell’incontro con Dio, il giorno in cui gli Ebrei vanno in sinagoga per pregare e per ascoltare la Parola di Dio, il giorno del rinnovamento spirituale, reso ancora più solenne dalla presenza di Gesù. “Stavano ad osservarlo” perché quel giorno Gesù aveva appena guarito un idropico, e durante il pranzo i presenti si aspettavano un qualche altro suo gesto clamoroso, magari contro la Legge e le Tradizioni. Da parte sua, Gesù osservava la corsa degli invitati ad occupare i primi posti, i posti migliori. Un incrocio di sguardi che tradisce la diversa intenzionalità di Gesù e dei suoi detrattori, da cui scaturisce l’insegnamento evangelico odierno del preferire l’ultimo posto.
Tra le accuse mosse dai farisei a Gesù c’era
quella di essere un profanatore della Legge e delle tradizioni antiche, senza
offrire in cambio nulla di valido. Ragioni che vanno ad aggiungersi al loro rifiuto
pregiudiziale del Vangelo. Oggi siamo noi a puntare i nostri sguardi su Gesù
per muovergli accuse e i rimproveri per averci rivelato un Dio che non ci
soddisfa, per come ha fatto il mondo, per come lo governa, per i comandamenti che ci ha lasciato,
assolutamente inadeguati per l’uomo di oggi. La cultura moderna è
particolarmente insofferente nei confronti di Dio, diventato del tutto
marginale, se non addirittura un intralcio allo sviluppo e al progresso del
mondo. Poi però nelle difficoltà lo vorremmo vicino, pronto a soddisfare le
nostre necessità … . Con tutto ciò, non ci accorgiamo dello sguardo di Dio, per
il quale siamo come un libro aperto e al quale nulla sfugge della nostra misera
condizione. La preghiera e l’ascolto della Parola di Dio non hanno certo
contribuito a rafforzare la fede e il rapporto con Dio di quei farisei,
commensali di Gesù. Esortandoci nella parabola a metterci sempre all’ultimo
posto, Gesù fa riferimento alla necessità dell’uomo di essere umile quando si
pone davanti a Dio, umiltà generata nei nostri cuori dalla preghiera e dall’ascolto
della Parola. Il problema non è tanto quello di ritenersi superiore o inferiore
agli altri, ma come canta Maria nel Magnificat, Dio è colui che ha
guardato all’umiltà della sua serva, colui che esalta gli umili ed
abbatte i superbi. Le “nozze” sono sempre un riferimento
al banchetto escatologico, quando il Figlio di Dio si unirà indissolubilmente
alla sua Sposa, la Chiesa. Il “chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si
umilia sarà esaltato” è legge della Chiesa, nella quale si è alla
presenza di Dio. Spetta a Lui infatti scegliere chi deve stare davanti e chi
invece deve retrocedere. Anche la seconda parabola su chi invitare alla propria
tavola è ancora rivelatrice dell’agire di Dio. Questo banchetto fatto di “poveri,
storpi, zoppi, ciechi” non è altro che un immagine delle nostre
Eucaristie domenicali, alle quali siamo invitati proprio per sopperire alle
nostre debolezze, povertà, fragilità e infermità. E beati noi se avremo accolto
l’invito di sedere alla sua mensa e se a forza di sederci a quella mensa avremo
imparato a riconoscerci poveri, storpi,
zoppi e ciechi e ad essere umili
come Maria, sapendo scegliere l’ultimo posto. Buona Domenica!
don Marco Belladelli.
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