venerdì 6 novembre 2026

Il Vangelo della salute del 08/11/2026

Codex Purpureus, cattedrale di Rossano Calabro (CS)

XXXII Domenica del Tempo Ordinario, “A”

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (25,1-13).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro

olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». Parola del Signore.

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Siamo prossimi alla fine dell’anno liturgico e la Chiesa ci invita a riflettere sulle realtà ultime della nostra vita e su ciò che ci attende dopo la vita terrena, temi raggruppati nel capitolo dottrinale detto dei “novissimi”, articolato in quattro argomenti: morte e giudizio, inferno e paradiso. Siamo anche quasi al termine del vangelo di Matteo e prima degli eventi della passione, l’evangelista dedica due capitoli, il 24 e il 25, al quinto ed ultimo suo discorso, quello escatologico e cioè sugli ultimi tempi (dal greco escaton, ultimo). Le tre parabole che la liturgia ci propone in queste ultime domeniche, una di seguito all’altra, parlano della parusia, cioè della seconda e ultima venuta del Signore Gesù, che segna la fine del mondo e il giudizio finale, come una vera e propria unità letteraria e tematica. La parabola delle dieci vergini, proposta oggi dalla liturgia, inizia con l’ormai nota introduzione: “Il regno dei cieli è simile a …” per accrescere la nostra conoscenza di questa realtà divina, inaugurata per noi dal Signore Gesù con la sua venuta in mezzo a noi. 

Il racconto evoca una festa di nozze e le condizioni per parteciparvi, con riferimento al corteo delle damigelle che accompagna lo sposo alla casa della sposa. Le dieci vergini si dividono in stolte e sagge, da come si sono organizzate per partecipare alle nozze. Le prime non hanno messo in conto la possibilità di un ritardo, mentre le altre cinque, più previdenti, hanno portato con sé una scorta di olio per le loro lampade. Secondo la logica paradossale delle parabole, succede che lo sposo non soltanto ritarda, ma addirittura arriva a mezzanotte, nel pieno dell’oscurità, un orario tanto insolito, quando sono assolutamente necessarie luci artificiali. Chi aveva olio per le proprie lampade entra al banchetto nuziale, le altre invece ne sono escluse, come se fossero non solo estranee alla festa, ma addirittura delle sconosciute: “non vi conosco”. Secondo Serafino di Sarov, santo monaco russo della fine del 1700, la saggezza delle cinque vergini che hanno portato con sé la provvidenziale scorta di olio, non consiste nell’eccellenza della virtù, perché tutte e dieci erano “vergini”, massimo segno della loro dedizione a Dio,  ma nella grazia dello Spirito Santo, senza lla quale non c’è salvezza per nessuno, significata nei vasetti con la scorta di olio. Dice san Serafino: “La grazia dello Spirito Santo trasforma le nostre opere da caduche in eterne, da mortali a spiritualmente vive, da tenebra in luce, mutando l’esistenza nostra, simile a una stalla dove le passioni sono incatenate come fiere, in un tempio divino, in un tempio di eterna letizia in nostro Signore Gesù Cristo, Creatore e Sposo eterno delle anime nostre.”  Una interpretazione molto suggestiva, infatti cosa pensiamo di fare o dove andare senza lo Spirito Santo? Nella lettera pastorale ai Cristiani d’Irlanda (19/03/2010), Benedetto XVI indicò il fraintendimento del Concilio Vaticano II, come causa di comportamenti non evangelici: “Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt’altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti”.  Anche oggi nella Chiesa c’è ancora chi pensa di risolvere i problemi contando unicamente sulle capacità umane, come se si trattasse di una azienda, dove sono prioritari competenza ed efficienza, in una competizione con il mondo e la sua evoluzione senza soluzione di continuità, e con l’unica certezza di vedersi chiudere la porta in faccia dal Signore, come alle vergini stolte “non vi conosco” (v.25), cioè: non voglio avere niente a che fare con voi. Soltanto se apriremo il cuore allo Spirito Santo, vivo e operante in noi, incontreremo il Signore Gesù. E’ lo Spirito Santo infatti, che ci sostiene ogni giorno nei nostri impegni e nelle nostre responsabilità quotidiani, sempre in cammino e in vigilante attesa dello Sposo delle nostre anime, che ci introdurrà alle realtà eterne a cui siamo destinati. Buona Domenica!

don Marco Belladelli.

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