lunedì 12 dicembre 2011

LA VOCE DI MANTOVA/69

Meridionalismo e sudditanza dell’Italia
Mentre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, visitava la nostra Città per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, mi trovavo in Salento e insieme ad un amico, in un bel palazzo nel cuore della Lecce barocca, ho partecipato alla presentazione del libro del giornalista Lino Patruno, già direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, “Fuoco del sud. La ribollente galassia dei Movimenti meridionali”, edito da Rubettino. All’inizio dell’incontro è stato mandato un video, reperibile in rete, sulle eccellenze del Sud prima
dell’unità d’Italia: ‘La storia sotto la storia - I primati del Regno delle Due Sicilie’. Dopo l’introduzione di un professore di sociologia dell’Università del Salento, esperto di emigrazioni, e l’intervento pieno di passione dell’Autore, è seguito un dibattito con i presenti fatto quasi esclusivamente d’indignazione, sarcasmo e di recriminazioni contro il Nord usurpatore, che con la complicità del governo centrale e in nome dell’unità d’Italia, negli ultimi 150 anni si è reso colpevole dell’arretratezza del Sud, rubando a 360 gradi tutto quello che era possibile sottrarre. Intervento dopo intervento i toni si facevano sempre più accesi, tanto da rasentare il rancore. Se non fossi stato presente, non avrei mai potuto immaginare tanto livore contro il Nord. Al di là della mia collocazione geografica, unico settentrionale presente, per di più padano, il tutto è risultato molto imbarazzante, in certi passaggi addirittura sconcertante. Il libro del Patruno non è che uno dei tanti testi meridionalisti pubblicati in questi ultimi anni, in coincidenza con le celebrazioni per i 150 dell’unità d’Italia, nei quali si attribuisce al Nord la responsabilità della decadenza del Meridione d’Italia a cominciare dal 1861 in poi. Per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno, cito di seguito alcuni dei titoli di maggior successo o più autorevoli in materia di Meridionalismo: Guerri: ‘Il sangue del sud’; De Marco: ‘150 anni di bugie’; Di Fiore: ‘I vinti del Risorgimento’; Idem: ‘Controstoria dell’unità d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento’; Ciano: ‘I Savoia e il massacro del Sud’; Zitara: ‘L’invenzione del Mezzogiorno’; Idem: ‘L’unità d’Italia: nascita di una colonia’; AA.VV.: ‘La storia proibita. Quando i Piemontesi invasero il Sud’; e per finire ‘Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli Italiani del Sud diventassero meridionali’ di Pino Aprile, il saggio più venduto del 2010. Già Antonio Gramsci ottant’anni or sono aveva denunciato questi problemi come il peccato originale dell’unità nazionale: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.” (da L'Ordine Nuovo,1920). Chiesta la parola e presentatomi per quello che ero, dopo aver manifestato il mio disagio per tutto quello che era stato detto fino ad allora, mi sono chiesto: se dopo 150 anni di storia nazionale, il conflitto tra Nord e Sud è così alto, chi e che cosa ha impedito un vero processo di “riconciliazione nazionale”? Una domanda da indirizzare soprattutto alla politica, ma non solo. Tutti gli studiosi sono concordi nel riconoscere che storicamente, culturalmente, religiosamente e socialmente l’Italia costituisse una ben identificata realtà unitaria molto prima del 1861. Dobbiamo ipotizzare che coloro che hanno voluto l’unità politica, lo hanno fatto contro questo patrimonio culturale di valori condivisi da Bolzano a Lampedusa? Gli storici hanno poi ampiamente dimostrato che l’unità d’Italia, così come si è realizzata, più che dagli Italiani, è stata voluta dagli stranieri, Francia e Inghilterra in testa, facendo leva sugli appetiti espansionistici dei Savoia come loro ‘longa manus’. Una sudditanza che, a detta di molti, è la vera causa del saccheggio del Sud e che non ci siamo ancora scrollati di dosso. E’ per quello che Sarkozy e company continuano a ridere di noi?
don Marco Belladelli.
pubblicato su LA VOCE DI MANTOVA il   13/12/2011.

Nessun commento:

Posta un commento