venerdì 31 maggio 2013

Il Vangelo della salute del 02/06/2013

Logo del Giubileo eucaristico di Orvieto
Solennità del Santissimo Corpo e Sangue
di N. S. Gesù Cristo “C”.
Tutti mangiarono a sazietà.
 Dal Vangelo secondo Luca (9, 11b-17).
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.
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Quest’anno e il prossimo ad Orvieto si celebra un Giubileo speciale dedicato all’Eucarestia, per ricordare il 750 anni del miracolo eucaristico di Bolsena (1263) e la successiva istituzione della festa del Corpus Domini per tutta la Chiesa (1264) da parte di Papa Urbano IV. Questa festa è stata voluta esplicitamente da Gesù, che tra il 1204 e il 1208 apparve più volte a Santa Giuliana di Liegi per chiederle di diffondere la devozione all’Eucaristia. La celebrazione ha avuto infatti i suoi prodromi nella città belga nel 1247, dove era arcidiacono della Cattedrale Ugo di Saint-Cher, il futuro Urbano IV.
La Chiesa fin dai primi tempi ha ben capito l’importanza fondamentale del memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore per la sua stessa esistenza, come ci testimonia oggi San Paolo nella seconda lettura (1Cor 11,23-26). Egli non era presente all’ultima cena. Tuttavia si premura di ‘trasmettere’ fedelmente ai Corinti quanto egli stesso ‘aveva ricevuto’. La sua fonte di riferimento sono i sinottici, in particolare Luca. Nel suo racconto evidenzia come attraverso questi gesti Gesù intenda rinnovare l’alleanza antica. Chi mangia e beve l’Eucaristia entra in comunione con lui, fino a quando tornerà glorioso alla fine dei tempi.
Ieri, come oggi, nell’assiduità dello spezzare del pane (At 2,42) la Chiesa cresce, si rafforza, si rinnova e si diffonde nel mondo. Come per i discepoli di Emmaus, in questo incontro con il suo Signore (Lc 24,35) essa viene trasformata e trova ogni giorno la grazia per conformarsi al Vangelo e la forza della fedeltà per la missione che il Signore Gesù le ha affidato.
Nel brano del Vangelo di oggi Gesù, dopo aver predicato il regno di Dio alle folle e guarito molti malati, provocatoriamente dice agli Apostoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ovviamente non si tratta soltanto di rifocillare la folla che lo aveva seguito in quel luogo isolato e distante dai centri abitati, ma di continuare la sua missione. La moltiplicazione dei pani e dei pesci è annuncio e anticipazione di quell’offerta che Gesù farà di se stesso nell’ultima cena e sulla croce, ma è anche la rivelazione della modalità attraverso la quale gli Apostoli potranno continuare la sua missione. L’evangelista annota che alla fine raccolsero pure dodici ceste di pezzi avanzati, una cesta per ciascun Apostolo, dentro la quale avrebbero trovato il necessario per la missione che li attendeva dopo la Pentecoste. L’Eucaristia è quindi una via privilegiata per la missione della Chiesa.
La conclusione di Luca va ben oltre il tema della missione apostolica. In quel: “Tutti mangiarono a sazietà” l’Eucaristia diventa la risposta di Dio a tutti i bisogni dell’uomo, ma soprattutto a quel bisogno di eternità che alberga nel suo cuore e che nessuno riesce da solo a soddisfare. “Non di solo pane vivrà l'uomo” (Mt 4,4) disse Gesù al demonio che lo tentava nel deserto. Ora che possiamo gustare l’Eucaristia, sappiamo a che cosa si riferiva in quel momento. Al pane degli Angeli che ora è diventato anche per noi “cibo di vita eterna” (Gv 6,27ss). In essa si riassumono tutte le grazie che Dio comunica all’uomo. Celebrare l’Eucaristia significa allora prima di tutto “rendere grazie” a Dio per tutto ciò che ci ha donato: per il creato, per la vita, ma soprattutto per la salvezza ricevuta e per essere stati chiamati alla vita di comunione con il Signore. Canta San Tommaso d’Aquino nell’Adoro te devote: “Quia te contemplans totum deficit”, “perché quando ti contemplo tutto viene meno”. Ciò che ci viene donato nell’Eucaristia non è assolutamente paragonabile a qualsiasi altro bene che possiamo desiderare o disporre nella nostra vita terrena. A Carlo Acutis sono stati sufficienti i suoi 15 anni di vita per capire che “Più Eucarestie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso”. E noi di quanto tempo ancora abbiamo bisogno?
Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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