sabato 8 agosto 2020

Il Vangelo della salute del 09/08/2020

G.B. Caliari, Gesù cammina sulle acque, sec. XIX, ambito veronese. 
 

XIX Domenica del Tempo Ordinario, “A”. 

Comandami che io venga da te sulle acque.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (14, 22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Parola del Signore.

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Dopo la moltiplicazione dei pani Gesù ordina ai discepoli di attraversare il lago di Genesaret. Congedata la folla, finalmente riesce a ritirarsi in preghiera, come desiderava fare dopo la notizia della morte del Battista. Poi, nel cuore della notte compie un gesto tanto inatteso quanto per lui insolito, raggiungere la barca dei discepoli “camminando sul mare”. Mai Gesù ha ceduto alla tentazione dell’esibizionismo per guadagnarsi facili plauso e consenso. (cfr Mt 4,5ss). Mai ha ostentato la sua origine divina, nemmeno nei momenti più drammatici della sua vita (cfr Mt 26,53pp).

Da come si presenta ai discepoli impauriti, che pensavano di vedere un fantasma: Coraggio, sono io, non abbiate paura!”, comprendiamo che la sua vera intenzione era di rivelare ai discepoli il mistero della sua Persona. Il “Sono io!” richiama il tetragramma ebraico, JHWH, con il quale Dio ha rivelato il suo nome a Mosè sul monte Sinai (cfr. Es 3,14). Camminando sulle acque, in barba alle leggi di natura valide per ogni altra creatura, Gesù vuole manifestare in modo sempre più pieno la sua identità divina.

Davanti alla divina rivelazione, ai discepoli è richiesta una risposta di fede sempre più chiara e convinta, che verrà soltanto più avanti, nel ritiro di Cesarea di Filippo (cfr Mt 16,16). Il siparietto tra Gesù e Pietro serve a preparare il terreno. Il principe degli Apostoli chiede pure lui di camminare sull’acqua. La sua richiesta: “Signore, se sei tu, … ” più che a un atto di fede, assomiglia molto alle insinuanti provocazioni di satana durante le tentazioni nel deserto (cfr. Mt 4,3ss). Pur sapendo bene che Gesù era il Figlio del Dio vivente, il diavolo voleva suscitare il dubbio nel cuore di Gesù per indurlo a comportamenti non consoni alla sua identità per far così fallire la sua missione.

Pietro, che non ha la stessa certezza di satana, chiede comunque un segno perché sia Dio a dare prova di se stesso, come successe nella seconda tentazione, quando Gesù risponde: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (Mt 4,7). Insomma la domanda di Pietro è comunque una sfida a Gesù, così come lo sono i nostri dubbi, incertezze, difficoltà e resistenze di fronte a Dio. A volte il dubbio sembra essere più forte dell’esperienza che facciamo di Dio e spesso è pure accompagnato dalla disperazione di salvarsi: “Signore, salvami!”. La preghiera di Pietro è infatti contraddittoria: da una parte esprime l’esperienza del credere in Dio con l’invocazione: “Signore!”; dall’altra la paura che nel momento del bisogno Dio ci abbandoni al nostro destino: “Salvami!”.

Quante volte abbiamo vissuto la stessa contraddizione: invocarlo come unica nostra salvezza e nello stesso tempo dubitare nel profondo del nostro cuore che Dio possa davvero aiutarci. Come per Pietro, il nostro affidarci a Dio per mezzo di Gesù, è sempre fortemente condizionato da noi stessi. La nostra resistenza alla fede è qualcosa di radicalmente profondo. Ha a che fare con il peccato originale, su cui poi si è innestata la nostra personale complicità con il male. Soltanto in un secondo momento diventa una questione soggettiva, legata alla nostra storia e psicologia. Se ci è chiara la natura della nostra resistenza a Dio, allora possiamo intraprendere il cammino necessario per superarla, giorno per giorno, con pazienza, determinati a crescere nella fede e nell’abbandono in Lui.

Come diceva S. Agostino: “Ex fide, in fidem”, la mia poca fede di oggi è la premessa per la sua crescita di domani. In mezzo c'è l'ineffabile esperienza di Dio, che per mezzo di Gesù sorprendentemente si offre a noi nei sacramenti e negli eventi della nostra vita, così come si è presentato a Pietro in questa notte ventosa sul lago di Tiberade. Il Gesù che lo afferra, lo salva e lo rimprovera: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”, è lo stesso che incontriamo nell’Eucaristia, vivo e presente in mezzo a noi, a cui ci affidiamo ogni giorno nella fede.

Concludo con il proemio dell’enciclica Fides et ratio di san Giovanni Paolo II, nella quale è ben evidente la mano dell’allora cardinal Ratzinger: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”. A legare l’una all’altra c’è l’immaginazione, forse la forma più profonda di conoscenza, perché ci guida oltre i sillogismi della ragione, soprattutto con la preghiera, la prima e fondamentale manifestazione della nostra fede:  

O mio cuore, prega

perché in te è tutto:

è entrato il tuo Dio

per dimorare in eterno.

 

In te è la Verità

in te è la Luce

in te è la Certezza

in te è la Salvezza.

 

Tu sei nella pace

tu vivi con la pace

in sua compagnia

vivi in allegria.

 

Il Signore è la tua gioia

Egli ti chiama, ti benedice

Egli è la tua forza

Egli è la tua certezza.

 

E' la vita che chiama la vita

infusa dalle Sue mani

plasmata dal Suo Amore

ornata dalla Sua Divina bellezza.

 

Ti chiama alla gloria

attraverso la Luce,

la Sua Divina Parola,

attraverso l'amore, la vita: la Sua Vita. Amen.

(Anna Maroccia, 22/06/2006).

 Buona Domenica!  don Marco Belladelli.

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