giovedì 6 giugno 2019

Il Vangelo della salute del 09/06/2019

Jean li Restout, Pentecoste, 1732, Museo del Louvre. 

Solennità di Pentecoste “C”
Sgorgheranno fiumi di acqua viva.
 Dal vangelo secondo Giovanni (7,37-39). (S. Messa della vigilia).
 Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. Parola del Signore. 
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Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.
 Dal Vangelo secondo Giovanni  (14, 15-16. 23-26)  (S. Messa del giorno).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore.
Nella solennità di Pentecoste si rinnova l’effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa e sul mondo. S. Paolo ci ricorda l’importanza fondamentale dello Spirito Santo per la fede cristiana: “Nessuno può dire: "Gesù è Signore!", se non sotto l'azione dello Spirito Santo.” (1Cor 12,3). Nella vita di ciascuno e nella storia di tutta l’umanità non ci sono vie di mezzo. O si è con il Signore Gesù, o si è contro di lui. Si può essere del Signore e con il Signore soltanto se si è docili allo Spirito. Senza lo Spirito Santo alla fine si finisce per farsi dominare dalla carne per vivere secondo i desideri carnali, come dice sempre S. Paolo nella 2° lettura (Rom. 8,8ss). Basta guardare come va il mondo oggi. Si fa un gran parlare di cibo e di sesso come se fossero le chiavi della felicità, mentre in giro c’è un grande vuoto e una conflittualità continua su tutto.
La festa di Pentecoste è preceduta da una solenne veglia, nella quale sono proposte diverse letture dell’antico testamento per descrivere la fondamentale e complessa azione dello Spirito Santo. Si comincia con il racconto della torre di Babele (Gen 11,1ss), l’alleanza tra Dio e il popolo d’Israele al monte Sinai (Es 19,3ss), la visione delle ossa aride che riprendono vita (Ez 37,1ss) e si finisce con la profezia di Gioele sul dono dello Spirito di Dio ad ogni uomo (Gl 2,28ss). Lo Spirito Santo è mandato dal Padre e dal Figlio per la remissione dei peccati e per riunire tutti gli uomini in una sola famiglia, nella “civiltà dell’amore” tanto agognata dagli ultimi Papi, San Paolo VI, San Giovanni Paolo II,  Benedetto XVI e Papa Francesco. E’ lo Spirito che dà la vita e guida l’uomo alla Verità e al Bene, perché è lo Spirito della vera religione e della fede nell’unico e vero Dio. 
Gesù, osservando i sacerdoti intenti nel rito dell’acqua che si svolgeva durante la festa delle Capanne, grida a squarcia gola nel tempio: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me”, per annunciare il dono dello Spirito Santo che avrebbe ricevuto chi avesse creduto in lui. Lo Spirito Santo è come un fiume d’acqua che disseta, che purifica, ma soprattutto che rinnova tutta la terra (cfr. Sal 104,30). Come professiamo nel Credo, lo Spirito Santo “è Signore” come il Padre e il Figlio, quindi va adorato e glorificato come loro, lo Spirito Santo “dà la vita”, non soltanto quella fisica e psicologica,  ma soprattutto ci rende partecipi di quella divina ed eterna.
Come leggiamo oggi nel Vangelo, nel giorno di Pentecoste si compie la promessa che Gesù ha fatto agli Apostoli durante l’ultima cena: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre”. Il Paraclito, che abitualmente di traduce con  Consolatore”, è Colui che davanti a Dio prende le nostre difese, fino alla nostra piena e totale conversione, ed è inviato per rimanere sempre con noi. Gli altri versetti (23-26) li abbiamo già incontrati e commentati quindici giorni fa, nella VI Domenica di Pasqua.
Resta da dire che la vita del cristiano o è vita secondo lo Spirito Santo, oppure non è veramente tale, anche se si ha tutto il giorno il rosario in mano. E’ lui che ci plasma e ci trasforma oltre ogni nostra disponibilità e ragionevolezza, fino a ‘costringerci’ anche a ciò che non vorremmo. E’ stato così per Gesù, quando lo Spirito lo ha spinto nel deserto per essere tentato, ma soprattutto lo ha condotto a Gerusalemme per affrontare la passione, morte e risurrezione. E’ stato così per gli Apostoli, come ci testimonia Paolo negli Atti, che “costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà.  So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni.” (At 20,22-23). Un’esperienza complessa da descrivere, ma semplice da vivere. Quando inizia la vita secondo lo Spirito si è così coinvolti da non potersi più sottrarre. Comincia sempre dalla preghiera e finisce con il dono di sé nella carità, quella vera, come ci ha insegnato Gesù: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12).
Molti si chiedono come può la Chiesa continuare la sua missione nel mondo, tenuto conto di tutte le forze che le sono contrarie e del grave danno causato dalla contro-testimonianza di tanti suoi membri, tra i quali ci sono molti preti, religiosi, Vescovi e perfino Cardinali.  L’unica vera ragione della sua forza è data dallo Spirito Santo, Colui che è Signore e dà la vita. Allora, come dice S. Paolo ai Tessalonicesi: “Non spegnete lo Spirito!” (1Tess 5,19). Buona Pentecoste a tutti!
don Marco Belladelli

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