giovedì 28 febbraio 2019

Il Vangelo della salute del 03/03/2019

Lucas Cranach “il vecchio”,  Cristo e l'adultera, 1565 circa, Museo delle Belle Arti - Budapest.
VIII Domenica del tempo Ordinario “C”
La bocca parla della pienezza del cuore
Dal Vangelo secondo Luca  (6,39-45)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. 
L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore». Parola del Signore.

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Dopo l’amore ai nemici e il perdono fraterno, nel seguito del discorso di Gesù troviamo una raccolta di affermazioni sulla necessità della coerenza di vita. Anche se negli altri evangelisti questi stessi ‘detti’ sono separati l’uno dall’altro e posti in contesti molti diversi da quello lucano, nel loro insieme rappresentano un forte richiamo perché ogni discepolo faccia il possibile per essere seriamente impegnato nel cercare la coerenza tra ciò che sa di essere, per la sua libera adesione al regno di Dio, e ciò che di conseguenza deve fare nella vita pratica. Nonostante le sue origini ellenistiche, in questo passaggio del suo scritto Luca si adegua alle usanze semite, dove molto spesso l’unità letteraria viene costruita non tanto sulla logica del pensiero, ma sulla assonanza di vocaboli presenti nel testo, come per esempio tra la parabola dei due ciechi e il detto sulla pagliuzza e la trave nell’occhio.    
La parabola dei due ciechi sottolinea la necessità di scegliere Gesù come proprio ‘Maestro’ e guida, per non deviare dal retto cammino che lui stesso ci ha indicato. Qualsiasi altra scelta sarebbe come se un cieco si facesse guidare da un altro cieco. Un altro insegnamento molto importante, sempre nell’orizzonte della coerenza, è quello della pagliuzza e della trave, dal quale deriva l’impegno di guardare prima a se stessi e poi agli altri. Facendo il contrario, e cioè preoccuparsi prima degli altri, senza guardare se davvero noi siamo in sintonia con gli insegnamenti del regno di Dio, si corre il rischio di diventare degli ipocriti. Segue l’esempio degli alberi buoni e cattivi: non si può cercare fichi tra le spine, né uva dai rovi, perché ogni albero lo si riconosce dai suoi frutti. Così arriviamo al pensiero finale del nostro brano nel quale si riassumono tutti gli insegnamenti precedenti, ma soprattutto dove si chiarisce qual è l’origine della nostra coerenza di vita. Ciascun uomo si esprime per quella che è la pienezza del suo cuore: se nel suo cuore c’è del bene egli sarà un uomo buono, se invece c’è del male, egli sarà un uomo cattivo. Anche in questo caso, come in tutta la Bibbia, il ‘cuore’ è considerato il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le dimensioni dell’essere umano: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. (cfr Lumen Fidei n. 26). L'anelito al cuore puro, sincero, umile e gradito a Dio (cfr. Sal 51,12), caratteristica esigita per essere un uomo buono, era per Israele la presa di coscienza della persistenza del male e del peccato come di un potere praticamente implacabile ed impossibile da superare. Una situazione insopportabile, oscura e senza futuro di fronte alla quale non restava che confidare nella onnipotenza della misericordia di Dio, unica realtà capace di produrre un cambiamento interiore tanto radicale del cuore umano. Il “cuore”, considerato quindi la fonte stessa della vita, la sede di ogni volontà e l’origine del pensiero umano, e non semplicemente lo spazio dei sentimenti umani secondo il sentire comune di oggi, dopo aver incontrato e sperimentato l’infinita misericordia di Dio, si rivela per ogni buon discepolo del regno come l’elemento decisivo per quella coerenza di vita a cui Gesù stesso oggi ci invita con il suo insegnamento. Buona Domenica!
don Marco Belladelli.

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