sabato 16 febbraio 2019

Il Vangelo della salute del 17/02/2019

Cosimo Rosselli, Il discorso delle beatitudini, 1481-82; Cappella Sistina - Città del Vaticano. 
VI Domenca del tempo Ordinario “C”
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Dal Vangelo secondo Luca.  (6,17.20-26).
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante.
C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e
v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. 
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti». Parola del Signore. 

-------------------------------------------
Dopo aver descritto l’attività di Gesù in Galilea, Luca ci riporta il suo primo discorso, attraverso il quale possiamo meglio comprendere la novità del messaggio evangelico.
Gesù è appena disceso dal monte, luogo per eccellenza dell’incontro con Dio, dove dopo aver pregato ha scelto i Dodici tra tutti i suoi discepoli. Una situazione che ci ricorda Mosè, quando scese dal Sinai dopo aver ricevuto da Dio  le tavole della legge  per consegnarle al popolo in segno di alleanza. Diversamente da quanto affermato da Matteo (Mt 5,1ss), ci troviamo in un luogo pianeggiante, dove si è riunita molta folla venuta anche da fuori dei confini d’Israele.  
Le differenze tra il racconto di Matteo e quello di Luca non si limitano al luogo in cui Gesù ha predicato le ‘Beatitudini’. Il discorso non è rivolto soltanto ai discepoli, ma indistintamente a tutta la folla che si trova davanti, a conferma della universalità della sua missione. La differenza più rilevante è poi nella forma e nel contenuto stesso delle Beatitudini. In Luca, invece di otto, sono soltanto quattro, a cui fanno seguito quattro ‘Guai!’, e cioè delle vere e proprie ‘maledizioni’, destinate a coloro che non accoglieranno il messaggio del regno di Dio. Una contrapposizione tra positivo e negativo che ci ricorda la parabola del ‘ricco epulone’ (cfr. Lc  16,19-31), dove alla situazione terrena si contrappone la realtà dell’aldilà, dove le sorti dei protagonisti sono completamente rovesciate. Coerente con quanto è stato anticipato a Nazareth, quando Gesù si presentò ai suoi concittadini come il Messia atteso, inviato per evangelizzare i poveri (cfr. 4,18ss), così anche nelle beatitudini viene confermato che il regno di Dio è per i poveri, cioè per coloro che hanno rinunciato a tutto per seguire Gesù. Luca è profondamente convinto che la ricchezza materiale è per eccellenza il primo e fondamentale ostacolo all’accoglienza del messaggio evangelico, perché impedisce all’uomo di aprirsi alla trascendenza, rendendo impossibile il dono totale di se stessi a Dio. Un messaggio che attraverso tutto il suo Vangelo, dal ‘Magnificat’, dove si parla dei ricchi rimandati a mani vuote (1,53), fino al Calvario, dove la differenza tra i due ladroni (cfr. 23,39ss) la fa la convinzione che il bene della vita dipenda da ciò che si possiede. Le altre due successive beatitudine, cioè chi ha fame e chi soffre, non sono altro che una specificazione dell’essere poveri, nel senso dell’indigenza di chi ha abbandonato tutto per il regno di Dio. Nella quarta beatitudine ritroviamo invece un altro tema molto caro a Luca, che egli sviluppa non soltanto nel vangelo, ma soprattutto nel libro de ‘Gli atti degli Apostoli’, e cioè quello della persecuzione e del disprezzo dei discepoli, la cui gioia consiste nel pensare alla ricompensa celeste. Per tutti coloro che invece contano sulla loro potenza e hanno posto la loro salvezza in se stessi e nelle ricchezze o in qualsiasi altra risorsa umana ci sono i ‘Guai!’, avranno cioè la stessa sorte già toccata ai falsi profeti dell’antico Testamento (Amasia in Am 7,12ss; e Pascur in Ger 20,3s). Gesù si pone davanti a noi con una proposta di salvezza ben precisa, secondo il volere di Dio. O si è con lui, o si è con il mondo e con la sua logica, basata sulla ricchezza, la corruzione, il piacere e l’adulazione. Non sono ammessi compromessi e tanto meno mediazioni di sorta. La nostra beatitudine consiste nell’abbandonare tutto per ‘stare con lui’, perché egli è qui proprio per noi. Quel suo “Beati voi … si deve intendere come un mettersi a nostra totale disposizione “fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,8) perché in noi si realizzino quelle condizione che ci rendono adatti per il regno di Dio.  Buona Domenica! 
 don Marco Belladelli.

Nessun commento:

Posta un commento