Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Dal Vangelo
secondo Matteo (5,1-12).
In
quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si
avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro
dicendo:
«Beati
i poveri in spirito,
perché
di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché
saranno consolati.
Beati
i miti,
perché
avranno in eredità la terra.
Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché
saranno saziati.
Beati
i misericordiosi,
perché
troveranno misericordia.
Beati
i puri di cuore,
perché
vedranno Dio.
Beati
gli operatori di pace,
perché
saranno chiamati figli di Dio.
Beati
i perseguitati per la giustizia,
perché
di essi è il regno dei cieli.
Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è
la vostra ricompensa nei cieli». Parola del Signore.
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Oggi la nostra riflessione prende spunto
dalla “colletta”, la preghiera che, a
nome di tutta l’assemblea, il celebrante rivolge a Dio prima della liturgia
della parola, nella quale sono riassunti i significati propri di ogni
celebrazione: “Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa la gioia
di celebrare in un'unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi
al tuo popolo, per la comune intercessione di tanti nostri fratelli,
l'abbondanza della tua misericordia.”. La particolarità della festa odierna
sta dunque nel celebrare “i meriti e la gloria di tutti i Santi”. Tutta
la Chiesa gioisce ed esulta per tanti uomini e donne, nostri fratelli nella
fede, di ogni lingua, popolo e nazione, che in ogni tempo e in ogni luogo hanno
vissuto in modo eroico ed esemplare, ma anche nel nascondimento della
semplicità quotidiana, la fedeltà al
Vangelo.
Davanti al fenomeno e al mistero della santità di tanti sorelle e fratelli, che attraversa tutta la bi-millenaria storia della Chiesa, viene da chiederci: “come è possibile tutto questo?”, facendo nostro lo stupore di Maria nel momento dell’annunciazione (cfr. Lc 1,34). La risposta va cercata nel mistero stesso della Chiesa. Nella costituzione dogmatica “Lumen Gentium” il Concilio Vaticano II ha voluto “illustrare con maggiore chiarezza” (LG 1) questa fondamentale verità e realtà cristiana: la Chiesa è tale in quanto rende presente il Cristo nel mondo, nella sua essenziale comunione con il Signore risorto, essa diventa il segno dell’unione dell’uomo con Dio e degli uomini tra di loro. Questa unione umano-divina è resa possibile dall’opera dello Spirito Santo, inviato nel mondo per plasmare ogni uomo a immagine e somiglianza di Gesù, fin quando Dio sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28). Tutto quello che si dice della Chiesa, lo diciamo quindi anche di ogni battezzato, tanto da potere definire il cristiano “un’anima ecclesiale”, in quanto espressione di questo stesso mistero. Quando san Giovanni nella seconda lettura della liturgia odierna dice: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.” (1Gv 3,2) fa riferimento a questa realtà e al suo dinamismo di crescita a cui ci invita Gesù nel Vangelo: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). La santità allora non è altro che il processo per il quale ogni giorno ciascun cristiano cerca di vivere secondo le esigenze del regno di Dio. La sua maggiore o minore evidenza nella storia personale non dipende dai favoritismi di Dio, come a dire che è stato più generoso con alcuni e meno con altri, ma dalla maggior o minor accoglienza dell’azione dello Spirito Santo nella nostra vita, al quale purtroppo spesso ci opponiamo vuoi per l’antico vizio della superbia, ereditato dai nostri progenitori, vuoi per la diffidenza e la paura di stare umilmente alla presenza di Dio, tutte difficoltà conseguenza del peccato originale per il quale istintivamente ci sottraiamo dal suo sguardo imitando ancora una volta Adamo ed Eva che, udito il passo di Dio nel giardino dell’Eden, si nascosero (cfr. Gen 3,10).
E poiché la Chiesa è una comunità umana
concreta, composta da uomini e di donne che vivono nella storia, non c’è
situazione umana, sociale, culturale o politica che possa precludere a
chicchessia la chiamata universale alla santità. Lo dico anche pensando ai
tempi in cui ci troviamo a vivere oggi, caratterizzati dalla negazione di Dio e
da individualismo, edonismo sfrenato, schiavitù e dipendenze, corruzione,
ingiustizia, violenza e via dicendo. Davanti a tutto ciò, pensare alla santità
sembra un ideale quanto mai utopistico e velleitario. La conoscenza della vita
e delle opere di tanti uomini e donne, diversi l’uno dall’altro per cultura,
formazione, estrazione sociale, sensibilità umana e congiunture storiche in cui
sono vissuti, testimonia invece l’esatto contrario, cioè l’attualità e la
vitalità del mistero della Chiesa nella santità della vita dei sui membri di
ieri e di oggi.
La celebrazione di oggi ci fa anche
scoprire che nessuno di noi è solo nel suo cammino di fede. Oltre alla
compagnia dei contemporanei, possiamo contare su un altro aiuto straordinario
qual è la comunione dei santi. Circondati da un numero incalcolabile di
fratelli e sorelle che mettono a nostra disposizione l’immenso patrimonio di
grazia dei loro meriti e della loro gloria, siamo avvantaggiati nella nostra
personale risposta alla vocazione alla santità. Dalla loro “intercessione” e
amicizia spirituale nasce in noi una comunione d’intenti che, come un fraterno
aiuto, quotidianamente ci sostiene nel nostro impegno a favore del regno di
Dio. Concludo consigliando a tutti di riavvicinarsi ai Santi, sia nel senso
della devozione (preghiere, pellegrinaggi, novene, collezione di reliquie e via
dicendo), sia per dedicare un po’ più del nostro tempo a conoscerli leggendo le
loro biografie. Una agiografia dignitosa e corretta nell’analisi delle
situazioni umane, storiche, sociali, culturali, psicologiche nelle quali sono
vissuti i Santi, e altrettanto capace di illustrare l’accoglienza del mistero
di grazia quale ragione ispiratrice dell’eroicità della loro vita, non mancherà
di esserci di grande conforto spirituale e di incoraggiamento per una esemplarità
e una testimonianza cristiana degna di questo nome. I Santi sono i veri
interpreti del Vangelo. Oggi nel messaggio delle Beatitudini risuona la nostra
chiamata alla santità, sull’esempio di tutti coloro che ci hanno preceduto nel
segno della fede, una chiamata per nulla inconciliabile con la nostra umanità e
con questi nostri tempi, quale orizzonte sorprendente della nostra vita. Auguri
a tutti i Santi del cielo e della terra!!!
don Marco Belladelli.

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