venerdì 30 ottobre 2026

Il Vangelo della salute del 01/11/2026


 1 Novembre, Solennità di ‘Tutti i Santi’      

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12).

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Parola del Signore.

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Oggi la nostra riflessione prende spunto dalla “colletta”, la preghiera che, a nome di tutta l’assemblea, il celebrante rivolge a Dio prima della liturgia della parola, nella quale sono riassunti i significati propri di ogni celebrazione: “Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa la gioia di celebrare in un'unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi al tuo popolo, per la comune intercessione di tanti nostri fratelli, l'abbondanza della tua misericordia.”. La particolarità della festa odierna sta dunque nel celebrare “i meriti e la gloria di tutti i Santi”. Tutta la Chiesa gioisce ed esulta per tanti uomini e donne, nostri fratelli nella fede, di ogni lingua, popolo e nazione, che in ogni tempo e in ogni luogo hanno vissuto in modo eroico ed esemplare, ma anche nel nascondimento della semplicità  quotidiana, la fedeltà al Vangelo.

Davanti al fenomeno e al mistero della santità di tanti sorelle e fratelli, che attraversa tutta la bi-millenaria storia della Chiesa, viene da chiederci: “come è possibile tutto questo?”, facendo nostro lo stupore di Maria nel momento dell’annunciazione (cfr. Lc 1,34). La risposta va cercata nel mistero stesso della Chiesa. Nella costituzione dogmatica “Lumen Gentium” il Concilio Vaticano II ha voluto “illustrare con maggiore chiarezza” (LG 1) questa fondamentale verità e realtà cristiana: la Chiesa è tale in quanto rende presente il Cristo nel mondo, nella sua essenziale comunione con il Signore risorto, essa diventa il segno dell’unione dell’uomo con Dio e degli uomini tra di loro. Questa unione umano-divina è resa possibile dall’opera dello Spirito Santo, inviato nel mondo per plasmare ogni uomo a immagine e somiglianza di Gesù, fin quando Dio sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28). Tutto quello che si dice della Chiesa, lo diciamo quindi anche di ogni battezzato, tanto da potere definire il cristiano “un’anima ecclesiale”, in quanto espressione di questo stesso mistero. Quando san Giovanni nella seconda lettura della liturgia odierna dice: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.” (1Gv 3,2) fa riferimento a questa realtà e al suo dinamismo di crescita a cui ci invita Gesù nel Vangelo: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). La santità allora non è altro che il processo per il quale ogni giorno ciascun cristiano cerca di vivere secondo le esigenze del regno di Dio. La sua maggiore o minore evidenza nella storia personale non dipende dai favoritismi di Dio, come a dire che è stato più generoso con alcuni e meno con altri, ma dalla maggior o minor accoglienza dell’azione dello Spirito Santo nella nostra vita, al quale purtroppo spesso ci opponiamo vuoi per l’antico vizio della superbia, ereditato dai nostri progenitori, vuoi per la diffidenza e la paura di stare umilmente alla presenza di Dio, tutte difficoltà conseguenza del peccato originale per il quale istintivamente ci sottraiamo dal suo sguardo imitando ancora una volta Adamo ed Eva che, udito il passo di Dio nel giardino dell’Eden, si nascosero (cfr. Gen 3,10).

E poiché la Chiesa è una comunità umana concreta, composta da uomini e di donne che vivono nella storia, non c’è situazione umana, sociale, culturale o politica che possa precludere a chicchessia la chiamata universale alla santità. Lo dico anche pensando ai tempi in cui ci troviamo a vivere oggi, caratterizzati dalla negazione di Dio e da individualismo, edonismo sfrenato, schiavitù e dipendenze, corruzione, ingiustizia, violenza e via dicendo. Davanti a tutto ciò, pensare alla santità sembra un ideale quanto mai utopistico e velleitario. La conoscenza della vita e delle opere di tanti uomini e donne, diversi l’uno dall’altro per cultura, formazione, estrazione sociale, sensibilità umana e congiunture storiche in cui sono vissuti, testimonia invece l’esatto contrario, cioè l’attualità e la vitalità del mistero della Chiesa nella santità della vita dei sui membri di ieri e di oggi.

La celebrazione di oggi ci fa anche scoprire che nessuno di noi è solo nel suo cammino di fede. Oltre alla compagnia dei contemporanei, possiamo contare su un altro aiuto straordinario qual è la comunione dei santi. Circondati da un numero incalcolabile di fratelli e sorelle che mettono a nostra disposizione l’immenso patrimonio di grazia dei loro meriti e della loro gloria, siamo avvantaggiati nella nostra personale risposta alla vocazione alla santità. Dalla loro “intercessione” e amicizia spirituale nasce in noi una comunione d’intenti che, come un fraterno aiuto, quotidianamente ci sostiene nel nostro impegno a favore del regno di Dio. Concludo consigliando a tutti di riavvicinarsi ai Santi, sia nel senso della devozione (preghiere, pellegrinaggi, novene, collezione di reliquie e via dicendo), sia per dedicare un po’ più del nostro tempo a conoscerli leggendo le loro biografie. Una agiografia dignitosa e corretta nell’analisi delle situazioni umane, storiche, sociali, culturali, psicologiche nelle quali sono vissuti i Santi, e altrettanto capace di illustrare l’accoglienza del mistero di grazia quale ragione ispiratrice dell’eroicità della loro vita, non mancherà di esserci di grande conforto spirituale e di incoraggiamento per una esemplarità e una testimonianza cristiana degna di questo nome. I Santi sono i veri interpreti del Vangelo. Oggi nel messaggio delle Beatitudini risuona la nostra chiamata alla santità, sull’esempio di tutti coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede, una chiamata per nulla inconciliabile con la nostra umanità e con questi nostri tempi, quale orizzonte sorprendente della nostra vita. Auguri a tutti i Santi del cielo e della terra!!!

don Marco Belladelli.


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