venerdì 23 ottobre 2026

Il Vangelo della salute del 25/10/2026

A. N. Mironov, Gesù e il giovane ricco,  2010 

XXX Domenica del Tempo Ordinario, “A”

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta

la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Parola del Signore.

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Dopo gli erodiani e i farisei che hanno sfidato Gesù sull’insidioso terreno della politica con la domanda sul tributo a Cesare, ci hanno provato anche i sadducei a tendergli un tranello con il loro pezzo forte, e cioè la negazione della risurrezione dei morti. Il brano liturgico di oggi vede di nuovo all’opera i farisei, che per dimostrare la loro superiorità, vanno a scomodare un eminente dottore della legge per interrogare Gesù su quale fosse il più grande dei comandamenti: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”, una delle questioni più dibattute nelle scuole rabbiniche del tempo. Per facilitare l’osservanza dei dieci comandamenti in tutti i loro vari ambiti ed esigenze, sono stati frammentati in  seicentotrenta precetti, la cui osservanza garantiva la fedeltà a Dio e alla sua alleanza. Di fronte a un numero tanto elevato di precetti sorse la necessità di fissare delle priorità, per distinguere ciò che è più importante da ciò che lo è meno. Ecco dove nasce la domanda sul comandamento principale.

La discussione tra i rabbini aveva attribuito il primato al terzo comandamento, quello del riposo sabbatico, tradotto poi da noi cristiani nel “Ricordati di santificare le feste”. L’astensione da ogni attività umana per favorire l’adempimento dei propri doveri religiosi di preghiera in famiglia e in sinagoga, rappresentava per i farisei l’atto religioso e morale più solenne a cui fosse chiamato il pio israelita, ecco perché nei vangeli troviamo tante ed aspre polemiche per il mancato rispetto del terzo comandamento da parte di Gesù e dei suoi Discepoli (cfr. Mc 2,23ss; 3,1ss; Mt 12,9ss; Lc 6,6ss e passi paralleli). Alla domanda: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?” Gesù risponde in modo diretto e chiaro, senza lasciare ai suoi interlocutori spazio a fraintendimenti e repliche, citando lo “Shemà Israel!” (Ascolta Israele!) nel Deuteronomio, preghiera quotidiana degli Ebrei, nel quale si dice: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, (Deut 6,4ss), a cui poi fa seguire la citazione del Levitico per il secondo comandamento: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (19,18).

Al di là di ogni considerazione legata più strettamente al tema della legge e al contesto particolare in cui si svolge questa discussione tra Gesù e i farisei, la proposta del comandamento dell’amore di Dio e del prossimo come sintesi della legge antica e orizzonte della novità del Regno di Dio, rappresenta il culmine del messaggio evangelico. Fedele al principio esposto nel discorso della montagna: “Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge e i Profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (5,17), Gesù ribadisce che nell’amore di Dio e del prossimo, chiunque sia, credente o non credente e a qualsiasi popolo appartenga, trova la via per la sua armonica realizzazione umana, il senso e il compimento della propria vita. Il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo trova la sua più autentica formulazione nella novità introdotta da Gesù e lasciata come testamento agli apostoli durante l’ultima cena: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” (Gv 15,12). Parole che ne evocano altre del Nuovo Testamento, altrettanto significative ed esplicative del nuovo comandamento di Gesù, come quelle di san Giacomo a proposito della vera religione: “Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.” (Gc 1,27); oppure come quelle di san Paolo nella lettera ai Corinzi riguardo all’orizzonte di eternità proprio della carità: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine” (1Cor 13,5-8).

Buona Domenica!

don Marco Belladelli.


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