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| Luca Giordano, Vocazione di Pietro e Andrea, 1690. |
III Domenica del tempo Ordinario “A”
VII Domenica della Parola di Dio
Venne a Cafàrnao perché si compisse
ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia
dal vangelo secondo matteo (4, 12-23)
Quando
Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò
Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di
Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del
profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Parola del Signore.
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Come ricordavo all’inizio dell’Avvento, il testo evangelico che ci accompagnerà per tutto quest’anno in una lettura continuata, soprattutto nel “Tempo Ordinario”, è quello di Matteo, il 2026 sarà quindi un cammino di fede e di preghiera in sua compagnia. Il brano di oggi è la conclusione del cap. 4°, nella quale viene descritto in modo sintetico il ministero pubblico di Gesù, che serve anche come introduzione e preparazione al discorso della montagna, nel quel Gesù espliciterà le esigenze per far parte del regno dei cieli. Secondo Matteo, Gesù comincia la sua attività dopo l’arresto del Battista e anche se il primo messaggio nella forma e nel contenuto è identico a quello del Precursore per sottolinearne la continuità (cfr. 3,2), i segni che inaugurano il regno dei cieli e l’orizzonte universale della missione di Gesù rivelano una realtà totalmente nuova, in discontinuità con quanto fatto dal Battista e con tutto l’antico testamento (cfr. Mt 11,13).
Nell’attività di Gesù si riconosce lo splendore della
luce messianica, secondo l’annuncio profetico ascoltato nella prima lettura, che
avrebbe illuminato il popolo d’Israele e anche i pagani, indicati come Galilea
delle genti: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli
che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. In colui che annuncia la
buona novella del regno e si prende cura di ogni sua malattia e infermità, il
popolo ha visto questa luce. L’effetto di questo annuncio è straordinariamente
nuovo, rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto. Oggi Gesù è anche per noi questa
luce. La creazione ha avuto inizio dalla luce (cfr. Gen 1,3); con la luce di
una stella Dio ha guidato i Magi fino a Betlemme, perché adorassero il Re dei
Giudei appena nato; nel prologo del suo vangelo Giovanni dice: “In lui era la vita e la
vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre”. Gesù è la luce che squarcia
le tenebre, che attira a sé tutti gli uomini e dona la vita a chi l’accoglie.
Chi si ritrae dalla luce di Gesù non ha parte a questo dono e rimane nelle
tenebre. Ecco perché l’annuncio del regno comincia dalla conversione, segno di
un cambiamento profondo e coinvolgente: “Convertitevi, perché il
regno dei cieli è vicino”. Insieme alla conversione c’è la guarigione da “ogni sorta di malattie e
di infermità”, fisica, morale e spirituale che ammorbano l’umanità. Finalmente
liberati dalle tenebre, possiamo aprirci alla luce della buona novella del
regno. Accogliere Gesù nella propria vita, non è un fatto puramente di ordine
morale e nemmeno riducibile a un percorso di guarigione psicosomatico, ma
equivale ad una vera e propria ri-creazione dell’uomo stesso. Lo comprendiamo
nella sconcertante reazione dei primi Apostoli alla chiamata di Gesù, Pietro e
Andrea, Giacomo e Giovanni, due copie di fratelli pescatori, accolgono senza battere
ciglio l’invito categorico di Gesù e lasciano tutto. Che cosa ha indotto i
quattro uomini ad un cambiamento di vita tanto repentino e radicale? Nessuna
spiegazione umanamente plausibile può giustificare una così profonda
trasformazione. Diventare “pescatori di uomini” significa dare la propria
vita per salvare gli altri uomini, un’attività squisitamente divina. Accanto a
Gesù essi rappresentano il germe della Chiesa, la comunità che Matteo associa
sempre alla persona di Gesù: dove c’è Cristo, c’è anche la Chiesa; e dove c’è
la Chiesa, c’è sempre Cristo. Oggi si celebra la 7° DOMENICA DELLA PAROLA, che
ha per tema: “La parola di Cristo abiti
in voi” (Col 3,16), istituita per favorire la lettura e l’accoglienza della
sacra Scrittura da parte di tutto il popolo di Dio.
Buona domenica !!!
don Marco Belladelli.

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