venerdì 23 gennaio 2026

Il Vangelo della salute del 25/01/2026

Luca Giordano, Vocazione di Pietro e Andrea, 1690. 

III Domenica del tempo Ordinario “A”

VII Domenica della Parola di Dio

Venne a Cafàrnao perché si compisse

ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia

dal vangelo secondo matteo (4, 12-23)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Parola del Signore.

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Come ricordavo all’inizio dell’Avvento, il testo evangelico che ci accompagnerà per tutto quest’anno in una lettura continuata, soprattutto nel “Tempo Ordinario”, è quello di Matteo, il 2026 sarà quindi un cammino di fede e di preghiera in sua compagnia. Il brano di oggi è la conclusione del cap. 4°, nella quale viene descritto in modo sintetico il ministero pubblico di Gesù, che serve anche come introduzione e preparazione al discorso della montagna, nel quel Gesù espliciterà le esigenze per far parte del regno dei cieli. Secondo Matteo, Gesù comincia la sua attività dopo l’arresto del Battista e anche  se il primo messaggio nella forma e nel contenuto è identico a quello del Precursore per sottolinearne la continuità (cfr. 3,2), i segni che inaugurano il regno dei cieli e l’orizzonte universale della missione di Gesù rivelano una realtà totalmente nuova, in discontinuità con quanto fatto dal Battista e con tutto l’antico testamento (cfr. Mt 11,13).

Nell’attività di Gesù si riconosce lo splendore della luce messianica, secondo l’annuncio profetico ascoltato nella prima lettura, che avrebbe illuminato il popolo d’Israele e anche i pagani, indicati come Galilea delle genti: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. In colui che annuncia la buona novella del regno e si prende cura di ogni sua malattia e infermità, il popolo ha visto questa luce. L’effetto di questo annuncio è straordinariamente nuovo, rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto. Oggi Gesù è anche per noi questa luce. La creazione ha avuto inizio dalla luce (cfr. Gen 1,3); con la luce di una stella Dio ha guidato i Magi fino a Betlemme, perché adorassero il Re dei Giudei appena nato; nel prologo del suo vangelo Giovanni dice: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre”. Gesù è la luce che squarcia le tenebre, che attira a sé tutti gli uomini e dona la vita a chi l’accoglie. Chi si ritrae dalla luce di Gesù non ha parte a questo dono e rimane nelle tenebre. Ecco perché l’annuncio del regno comincia dalla conversione, segno di un cambiamento profondo e coinvolgente: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Insieme alla conversione c’è la guarigione da “ogni sorta di malattie e di infermità”, fisica, morale e spirituale che ammorbano l’umanità. Finalmente liberati dalle tenebre, possiamo aprirci alla luce della buona novella del regno. Accogliere Gesù nella propria vita, non è un fatto puramente di ordine morale e nemmeno riducibile a un percorso di guarigione psicosomatico, ma equivale ad una vera e propria ri-creazione dell’uomo stesso. Lo comprendiamo nella sconcertante reazione dei primi Apostoli alla chiamata di Gesù, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, due copie di fratelli pescatori, accolgono senza battere ciglio l’invito categorico di Gesù e lasciano tutto. Che cosa ha indotto i quattro uomini ad un cambiamento di vita tanto repentino e radicale? Nessuna spiegazione umanamente plausibile può giustificare una così profonda trasformazione. Diventare “pescatori di uomini” significa dare la propria vita per salvare gli altri uomini, un’attività squisitamente divina. Accanto a Gesù essi rappresentano il germe della Chiesa, la comunità che Matteo associa sempre alla persona di Gesù: dove c’è Cristo, c’è anche la Chiesa; e dove c’è la Chiesa, c’è sempre Cristo. Oggi si celebra la 7° DOMENICA DELLA PAROLA, che ha per tema: “La parola di Cristo abiti in voi” (Col 3,16), istituita per favorire la lettura e l’accoglienza della sacra Scrittura da parte di tutto il popolo di Dio.

Buona domenica !!!

don Marco Belladelli. 

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