venerdì 9 gennaio 2026

 

Andrea Mantegna, Battesimo di Gesù al Giordano, 1506 

Festa del Battesimo di Gesù

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui

DAL VANGELO  SECONDO MATTEO  (3, 13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».  Parola del Signore. 

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Con la festa del Battesimo di Gesù al Giordano si conclude il ciclo delle celebrazioni natalizie. Un fatto, quello del Battesimo, presente nel racconto di tutti e quattro gli evangelisti, concordi nel ritenerlo un evento fondamentale della vita di Gesù. Dopo il concepimento verginale nel seno di Maria, Gesù riceve di nuovo il dono dello Spirito Santo, a cui si accompagna la voce dal cielo che lo proclama: “Il Figlio mio, l’amato”. E’ il momento della piena consapevolezza circa la sua identità e la missione da compiere. E’ lui l’Inviato, il Consacrato, l’Unto di Dio, il Messia, tutti titoli che traducono il termine greco “Cristo”, apposizione abitualmente associata al nome Gesù, per indicarne la persona divina e la missione da compiere. Fino ad ora Dio ha inviato nel mondo dei profeti, con il compito di parlare in suo nome, nessuno poteva immaginare la presenza di Dio tra gli uomini nella persona stessa del Figlio.

L’arrivo di Gesù al Giordano mette in difficoltà il Battista che, come emerge dal breve dialogo tra i due riportato dall’evangelista, vorrebbe lui essere battezzato da Gesù, il quale risponde invitandolo a rispettare la volontà di Dio, che così ha disposto: “conviene che adempiamo ogni giustizia”. Il suo mettersi in fila con tutti i peccatori che vanno da Giovanni per fare penitenza e cambiare vita è per Gesù un gesto di solidarietà. Come dice San Paolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.” (2Cor 5,21). Per lui il Battesimo non ha infatti il valore di espiazione delle proprie colpe, ma è l’annuncio del gesto redentivo con cui sulla croce assumerà su di sé i peccati di tutti gli uomini per liberare il mondo dal peccato. Subito dopo il Battesimo, Gesù “vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui” a cui segue immediatamente la voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”, eventi teofanici, cioè di origine divina, che consacrano e proclamano Gesù come il Messia atteso, pronto per compiere la missione per cui è stato inviato. Secondo Matteo infatti, soltanto dopo il Battesimo inizia la predicazione del Vangelo e l’inaugurazione del Regno di Dio, con il perdono dei peccati e i vari segni di guarigione e di salvezza dell’uomo che l’accompagnano. La sera di Pasqua Gesù risorto effonderà lo Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo: “… soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".” (Gv 20,22-23), perché la Chiesa, con la sua stessa potestà divina, continuasse quest’opera di misericordia e di salvezza per tutti gli uomini, in ogni luogo, fino alla fine del mondo. La presenza e l’azione dello Spirito Santo prima in Gesù e poi nella Chiesa, evidenzia la ‘natura carismatica dell’esperienza cristiana. Un aspetto da evidenziare soprattutto oggi, quando molti, irretiti dal razionalismo moderno, sono restii ad accettare questa dimensione soprannaturale per se stessi e ancor più nella vita della Chiesa. Non si diventa cristiani per familiarità, né per tradizione e tanto meno per assonanza culturale. Come è stato più volte proclamato durante le celebrazioni natalizie, si diventa figli di Dio soltanto accogliendo nella propria vita il Verbo di Dio fatto carne per mezzo dello Spirito Santo, cioè per grazia di Dio: “A quanti però lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.” (Gv 1,12-13). “Essere generati da Dio” sta a significare un cambiamento sostanziale della natura umana, molto più profondo della cosiddetta “cultura cristiana”. Parliamo di una trasformazione che, come per Gesù al Giordano, procede dallo Spirito Santo.

Un ricordo personale: la pala d’altare della piccola cappella della villa padronale dove da bambino partecipavo alla S. Messa festiva, rappresentava il Battesimo di Gesù al Giordano. L’assidua frequentazione di quel luogo ha reso per me questo evento particolarmente familiare, come qualcosa di straordinariamente presente ed attuale. Nel Battesimo di Gesù lo Spirito Santo è diventato il protagonista anche della nostra vita cristiana, è lui che ci purifica dal peccato e che muove la nostra anima ad aderire totalmente a Gesù, confermandoci interiormente giorno per giorno sulla bontà di ciò che crediamo e viviamo, rendendoci capaci dell’obbedienza al comandamento di amare come lui, fino al dono di tutta la nostra vita (cfr. Gv 15,12-13).

Buona festa del Battesimo a tutti !!!

don Marco Belladelli.

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