sabato 14 maggio 2022

Il Vangelo della salute del 15/05/2022

Andrea del Castagno, Ultima cena, 1447 - Museo di S. Apollonia - Firenze. 

V Domenica di Pasqua “C”

Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni agli altri.

Dal Vangelo secondo  Giovanni (13, 31-33a. 34-35)
Quando Giuda fu uscito , Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore.

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Quando Giuda fu uscito”. Giovanni annota in quale preciso momento Gesù disse le parole che oggi ascoltiamo nel Vangelo. Il contesto è quello dell’ultima cena. Il capitolo 13° è iniziato con la lavanda dei piedi e continua con Gesù  che spiega agli Apostoli il significato di quel suo gesto. Fallito anche l’estremo tentativo di far recedere Giuda dai suoi propositi, Gesù rivela la presenza di un traditore tra di loro, il quale subito dopo abbandona il cenacolo. Nonostante lo sgomento provocato dalla rivelazione del traditore, gli Apostoli non capiscono fino in fondo che cosa stia accadendo. Sono due momenti paradossalmente opposti, tenuti però insieme dal “farsi servo” di Gesù, cioè la decisione di affrontare la passione, che avrà il suo culmine nella sua morte in croce, come ha anticipato Giovanni nell’introduzione del capitolo: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

La gloria di cui parla Gesù all’inizio del nostro brano è in riferimento alla sofferenza della passione e della morte in croce che lo attendono, mai tanto certe dopo il tradimento di Giuda, e al successivo trionfo glorioso della risurrezione che li riassume tutti. Il gesto del traditore non toglie nulla alla libertà di Gesù di offrire tutto se stesso in sacrificio, per compiere la volontà del Padre. La passione, morte e risurrezione non sono altro che la conseguenza della sua più totale obbedienza, per la quale “anche Dio è stato glorificato in lui”. La glorificazione di Gesù segna un distacco dai discepoli, che viene colmato dalla consegna del comandamento nuovo: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Il sacrificio della croce è reso possibile dall’amore di Gesù per il Padre, un bene che viene riversato in massima misura anche su di noi per diventare la giustificazione vera e profonda dell’amore fraterno e caratterizzare anche la vita dei discepoli che formeranno la nuova comunità escatologica, nata dal fianco squarciato di Gesù sulla croce.

Il comandamento nuovo indicato da Gesù non va inteso come un semplice principio a cui ispirare il proprio agire, né tantomeno come un precetto morale da mettere in pratica e nemmeno come l’orizzonte della propria auto realizzazione psico-sociale. Si tratta di una “via” da percorrere insieme a Gesù, fino alla consumazione totale di noi stessi e che conduce alla salvezza di tutta la nostra persona, in tutte le sue dimensioni. Il “Come io ho amato voi” prima di essere un termine di paragone con cui confrontarsi, di fronte al quale ci scopriremo inevitabilmente sempre miseramente mancanti, è l’esperienza della viva e vera presenza di Gesù accanto a noi, che ci ama fino alla morte e che si ripropone nella comunione eucaristica. E’ l’accoglienza del suo amore nella nostra vita che ci rigenera e ci rende capaci di amare allo stesso modo. Quello che Gesù chiama il comandamento nuovo è l’Amore che ha vinto il mondo e che si diffonde in modo contagioso di persona in persona fin quando Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1Cor 15,28). Ad ostacolarlo c’è lo spirito della mondanità, spesso evocato da Papa Francesco e individuabile in tutto ciò che si contrappone all’autentico spirito evangelico. Un conflitto presente fin dei primi tempi di vita della Chiesa, di cui troviamo traccia nella 1° lettura quando Paolo e Barnaba, per confermare nella fede le nuove Comunità cristiane da loro fondate in Asia minore, ripetono con insistenza che per entrare nel regno di Dio bisogna attraversare molte tribolazioni (cfr Atti 14,22). E’ la passione di Gesù che si prolunga nella passione della Chiesa. Non meravigliamoci dunque di quello che oggi c’è nel mondo, a cominciare da questa “guerra blasfema”, come l’ha definita Papa Francesco, perché tutto il male che ci circonda, violenza, corruzione, ingiustizia, menzogna e tutto ciò che ha “come misura solo il proprio ‘io’ e le sue voglie” (Ratzinger), non fa altro che confermare quanto bisogno c’è del vero “Amore”, carta d’identità del cristiano. Il nuovo Testamento non conosce altri segni per individuare la Chiesa, se non quello dell’amore fraterno: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. Non ci sono riti, non ci sono professioni di fede, non ci sono devozioni, non ci sono leggi che possano barattare l’amore fraterno e supplire alla sua mancanza. Buona Domenica!   

don Marco Belladelli.

 

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