lunedì 23 dicembre 2019

Il Vangelo della salute del Natale di N. S. Gesù Cristo 2019


Solennità del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.
S. Messa della Notte
Oggi è nato per voi il Salvatore.
 DAL VANGELO SECONDO LUCA   (2,1-14).
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Parola del Signore.
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La liturgia del Natale si articola in quattro celebrazioni diverse: della vigilia, della notte, dell’aurora e del giorno. Tralasciamo quella della vigilia e cominciamo con la S. Messa della notte.
La canzone di S. Alfonso Maria de’ Liguori: “Quanno nascette Ninno”, da cui fu tratta la più popolare Tu scendi dalle stelle, attesta l’antica la tradizione di recarsi in chiesa nel cuore della notte per celebrare il mistero della nascita di Gesù. Quella notte -  dice S. Alfonso - era così luminosa che “pareva miezo juorno”.
Anche noi questa notte usciamo di casa e sfidiamo le tenebre per accogliere la luce del mistero nascosto da secoli, ma ora manifestato ai suoi santi” (Col 1,26). Seguiamo Giuseppe nel suo peregrinare che, in ossequio al bando imperiale del censimento secondo cui ognuno doveva farsi registrare nella sua città di origine, “dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta”. Cesare Augusto, che con la sua decisone ha determinato le condizioni del venire al mondo di Gesù, in tutta la sua grandezza e potenza non si è accorto di nulla. Eppure in quell’oscuro e lontano angolo dell’impero romano si è realizzato l’evento più straordinario che la storia abbia mai conosciuto. In quella nascita, apparentemente comune a quella di tanti uomini, si realizza l’evento promesso dai Profeti e tanto atteso dal popolo d’Israele. Cielo e terra si congiungono. Anche Dio e l’uomo si uniscono più di quanto non lo siano mai stati dall’inizio della creazione.
L’Evangelista Luca descrive la nascita di Gesù con una semplicità sconvolgente: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'alloggio.”. Tre semplici frasi di cronaca apparentemente insufficienti per rivelare un mistero tanto grande. Quanto inchiostro si spreca oggi, l’era della comunicazione per eccellenza, per eventi di portata ben più modesta che lasciano il tempo che trovano. Uffici stampa, fari accesi, microfoni infilati da tutte le parti, frotte di cronisti con le domande più insulse, per comunicare poco più che il nulla. Da parte di san Luca invece nessuna enfasi, né retorica di sorta, ma semplicemente il mistero di Maria che ha partorito suo figlio. Il primogenito” di ogni creatura, come dirà S. Paolo, colui che era prima di me, come ci ha detto il Battista nelle Domeniche di Avvento, colui che era fin dal principio, come dice oggi l’evangelista Giovanni nel suo prologo. Insomma il Figlio di Dio. Le fasce servono per proteggerlo. Un neonato non può provvedere a se stesso. Nella sua fragilità ha bisogno di essere nutrito, lavato e soprattutto  amorevolmente custodito. Anche il Figlio di Dio ha bisogno di tutto questo. Ma quelle fasce sono anche l’annuncio della sua morte, quando verrà avvolto nel sudario e nelle altre bende, dalle quali sarà liberato non per opera dell’uomo. Intanto dorme. Dorme nella mangiatoia, in un anfratto di quella grotta, dove suo Padre e sua Madre hanno trovato rifugio per un evento tanto importante. Per terra avrebbe corso il rischio di essere calpestato dagli animali. In quella mangiatoia il Figlio di Dio sta sospeso a mezz’aria, tra cielo e terra, perché per lui, sua Madre e suo Padre “non c’era posto nell’alloggio”. Quella mangiatoia è anche il segno di un’ostilità con cui deve fare i conti fin da ora. Avendo trovato a mala pena posto nel più umile caravanserraglio della terra, anche oggi il Figlio di Dio ha davanti a se ancora tanta indifferenza ed ostilità.
Gli Angeli indicano ai pastori come segni per riconoscere il “salvatore,  il Cristo Signore” proprio le fasce e la mangiatoia. Fragilità e ostilità restano anche per noi i segni attraverso i quali riconoscere l’Emanuele, il Dio con noi. Affrettiamoci, cari amici, guardiamoci bene intorno. Là dove c’è fragilità e ostilità ingiustificata contro il Bene troveremo il Dio fatto uomo, il nostro Salvatore. Allora il buio della notte si trasformerà anche per noi nella luce splendente di mezzogiorno! Buon Natale cari amici, con tutto il cuore !!!
don Marco Belladelli

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