venerdì 27 febbraio 2026

Il Vangelo della salute del 01/03/2026

Cappella della trasfigurazione - Chiesa della Risurrezione - San Pietroburgo

II Domenica di Quaresima “A”

Il suo volto brillò come il sole

dal vangelo secondo matteo (17, 1-9). 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore.

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La seconda Domenica di Quaresima ci propone sempre il racconto della trasfigurazione, a cui oggi guardiamo come alla meta del nostro percorso penitenziale quaresimale, sacramento della nostra conversione. Se la tentazione di Gesù nel deserto evoca la nostra lotta quotidiana contro il male, per la quale possiamo contare sulla sua vittoria, la trasfigurazione è l’annuncio e l’anticipazione del traguardo, e cioè la certezza della piena e definitiva redenzione dal peccato e della nostra partecipazione alla gloria divina. L’urgenza di una vera conversione è quindi la priorità in vista delle prossime celebrazioni pasquali.

Gesù condivide l’esperienza della trasfigurazione con Pietro, Giacomo e Giovanni, gli stessi apostoli che saranno con lui anche durante l’agonia nell’orto degli ulivi. Dice Matteo: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”, nello splendore della sua gloria di Figlio di Dio, Gesù riceve l’omaggio di tutto l’antico Testamento, nella persona di Mosè e di Elia, la legge e i profeti. Mentre dialoga con loro della sua passione, morte e risurrezione, secondo il racconto di Luca (cfr. 9,31), come in occasione del battesimo al Giordano, la voce del Padre dal cielo lo indica come “il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” e conclude con l’imperativo: “Ascoltatelo!”. Nella trasfigurazione si manifesta la divinità del Verbo di Dio incarnato, mistero normalmente adombrato dall’umanità di Gesù, un fenomeno probabilmente molto più frequente di quanto possiamo immaginare, soprattutto quando Gesù si raccoglieva in preghiera, ma di cui siamo resi partecipi soltanto in questa occasione. Attraverso questo evento comprendiamo come in Gesù agisse sempre la persona divina del Verbo (cfr. Gv 1,1) e come vivesse sempre in piena comunione con il Padre. Alla manifestazione della gloria divina corrisponde la beatitudine umana, espressa da Pietro in un modo semplice, quasi si trattasse di una persona in uno stato di innocenza. Con la trasfigurazione Gesù vuole rassicurare gli apostoli e noi circa la sua prossima vittoria sulla morte, molti di loro infatti saranno profondamente scandalizzati dalle sofferenze che avrebbe patito durante la passione e ancor di più dall’infamante morte in croce, tanto da pensare di abbandonare tutto (vedi i discepoli di Emmaus cfr. Lc 24,13ss). La trasfigurazione rappresenta anche la conferma della validità di una vita vissuta in obbedienza al Vangelo. Nell’antifona al “Benedictus” delle lodi di questa Domenica si dice che “per mezzo del Vangelo risplende a noi la luce di una vita immortale”, vivere il Vangelo vuol dire anche per noi lasciarsi  trasfigurare dalla grazia divina per la vita eterna. Ascoltiamo Gesù, come ci ha ordinato il Padre dal cielo, seguiamolo senza timore sulla via che ha tracciato nel Vangelo, perché risplenda anche in noi quella sua stessa luce di gloria e di immortalità. Fare Quaresima significa mettersi in cammino verso il traguardo di una vita luminosa ed eterna, di cui già portiamo in noi la caparra. Operiamo con umiltà e fiducia nel Signore, e tendiamo pazientemente alla nostra trasfigurazione, cioè alla piena manifestazione di quella luce, accesa in noi dallo Spirito Santo nel giorno del nostro Battesimo. Buona Quaresima!

 don Marco Belladelli.

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