sabato 18 aprile 2020

Il Vangelo della salute del 19/04/2020

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, Incredulità di Tommaso, 1621, Musei vaticani.

II Domenica di Pasqua,
Festa della DIVINA MISERICORDIA – A 
Otto giorni dopo, venne Gesù.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI  (20, 19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore.
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La risurrezione di Gesù è avvenuta nel giorno dopo il sabato, giorno che noi oggi chiamiamo ‘Domenica’, letteralmente ‘giorno del Signore’. I primi Cristiani lo chiamavano anche l’ottavo giorno, il giorno senza tramonto nel quale ha avuto inizio la nuova creazione dei “cieli nuovi e terra nuova” (Cfr. 2Pt 3,13; Ap. 21,1). Come è testimoniato nel brano del Vangelo di oggi, fin da subito i discepoli hanno cominciato a riunirsi in questo giorno con cadenza settimanale per incontrarsi con il Signore risorto, vivo e presente in mezzo a loro.
Commentando questa due apparizioni di Gesù agli Apostoli raccolti nel Cenacolo nel giorno di Pasqua e di nuovo otto giorni dopo, mi piace prendere le difese di Tommaso, passato alla storia come l’antesignano del dubbio metodico di cartesiana memoria, premessa culturale dello scientismo moderno, che in nome di un razionalismo radicale  rifiuta pregiudizialmente ogni possibilità di credito alla religione. Un’immagine da cui deriva la figura dell’ateo impenitente che vede nella scienza l’unica chiave di lettura della realtà e irride i credenti come dei poveri creduloni, persi in un inutile illusione. Una interpretazione derivata dalla cultura positivista dei nostri tempi, non certo da una puntuale consonanza con il contesto evangelico.
Il genere del racconto è appunto quello delle apparizioni di Gesù risorto, attraverso le quali Giovanni ci indica la via del riconoscimento del Signore, come il percorso che conduce a fare esperienza del Cristo risorto, fino alla beatitudine di coloro che “non hanno visto e hanno creduto!”. Tommaso, in quanto apostolo, aveva il diritto (passatemi l’espressione!) di incontrare il Signore risorto. Come avrebbe potuto, infatti, annunciare autorevolmente il Cristo risorto insieme a tutti gli altri Apostoli, senza farne esperienza? Secondo gli Atti degli Apostoli il criterio di apostolicità prevede di essere stato con Gesù “dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (At 1,22). Gesù quindi, nella sua seconda apparizione nel cenacolo otto giorni dopo non fa altro che rispondere alla richiesta di Tommaso, per confermarlo nella fede della risurrezione e abilitarlo alla testimonianza apostolica, fondamento della beatitudine di coloro che non hanno visto, ma hanno creduto.
Per volontà di san Giovanni II, dal 1995 la II Domenica di Pasqua è diventata anche la Festa della Divina Misericordia. Le parole rivolta da Gesù a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”, rivelano che il cuore di Gesù è la fonte inesauribile della Misericordia divina che si riversa sulla terra, finché non avrà attirato tutti gli uomini a sé. L’acqua ed il sangue fuorusciti dal suo cuore squarciato dalla lancia sono simboli dei sacramenti della Chiesa. Tutte le volte che facciamo il segno della croce con l’acqua benedetta e riceviamo il sacramento dell’Eucaristia, ripetiamo lo stesso gesto di Tommaso per attingere grazia su grazia dal quel costato ferito, e riconoscere come l’apostolo il Cristo risorto che ci pervade con il suo amore misericordioso di Dio, fino ad esclamare nel nostro cuore: “Mio Signore e mio Dio!” Amen!. Ancora “Buona Pasqua!”. 
don Marco Belladelli.


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